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oggetto: recensione |
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ELBOW
Cast Of Thousands |
label: V2
formato: CD
genere: dream pop
riferimenti: Travis, Turin Brakes, Smog, Arab Strap
links: http://www.elbow.co.uk/
voto: 8.5 |
A volte accade che un disco venga
rappresentato, in molti suoi aspetti, già dalle peculiarità
della copertina. E' il caso di "Cast Of Thousands"
degli Elbow. Un album "bianco", intriso di fredde
temperature, vaste visuali di candore invernale, finestre
appannate. Ma anche squarci di sole, annunciati da cori di
impronta gospel e dalla voce caldissima di Guy Garvey. Se
"Asleep in the back" è stato un ottimo ingresso
nel mondo musicale, sorretto da canzoni che denotavano una
spiccata emotività a livello melodico ("powder
blue"), "Cast of Thousands" ha propositi ancora
più ambiziosi. Ci si trova di fronte ad un disco che
risulta complesso, da ascoltare con ogni attenzione possibile
perché venga assimilato in tutto il suo splendore:
le melodie, rispetto al precedente lavoro, non sono dirette,
non entrano subito in testa, ma è solo questione di
tempo e di ascolto. Tutta questa -apparente- complessità
è data senz'altro dalla voglia dei mancuniani di trovare
soluzioni non banali, non convenzionali, da applicare alla
canonicità del pop.
E lo fanno già con la prima composizione in lista,
"Ribcage": sei minuti di crescendo contaminato da
un'elettronica minimalissima (ma ottimamente studiata), assistito
da un cantato quasi impercettibile, che si rivela negli ultimi
minuti con un ritornello "a filastrocca". L'ingresso
improvviso di un coro gospel fa il resto. Segue "Fallen
Angel", episodio non pienamente convincente e un po'
fuori luogo, con atmosfere al crocevia tra la new wave e l'epicità
dei primi dischi solisti di Peter Gabriel.
Ma con la terza traccia, "Fugitive Motel", viene
a definirsi meglio quella situazione d'ascolto (onnipresente
nel disco) sospesa tra sentimento e musica: una delle più
belle canzoni mai scritte, con lievi accenni di jazz nella
ritmica e tastiere sognanti che la rendono ancora più
pregiata.E' la voce di Garvey a conferire al tutto un'immediata
bellezza e poeticità armonica che ha pochi precedenti.
Sicchè dal quasi epico ritornello di "Fugitive
Motel" ci si scontra con i ritmi tribali di "Snooks",
altro splendido esempio di come si possa fare musica pop con
inventiva e cuore: un piccolo gioiello di psichedelica acustica
dove lo spettro dei Radiohead misto a quello di Gabriel (stavolta
alle prese con la world music) si materializza in qualcosa
di coinvolgente.
Il disco prosegue con atmosfere spesso rarefatte e di impatto
emotivo ("switching off") e con semplici ma efficaci
rimandi al pop-rock contemporaneo di fine millennio("not
a job"), fino alla chiusura del disco, affidata ad alcuni
pezzi interessanti tra cui spicca di rilievo l'immensa "Grace
under pressure", destinata ad essere un caposaldo della
produzione Elbow, nonché un capolavoro indiscusso del
genere. Un semplice motivo dettato come sempre dalla bravura
vocale di Guy, che si tramuta in festoso coro (il "cast
of thousands" del titolo) animato ancora da gospel e
da una ritmica ossessiva e dinamica. Persevera l'elemento
tribale, che spesso insinua toni vagamente esoterici.
Un ingresso di Hammond fa letteralmente decollare la canzone,
seguono a ruota i cori e le tastiere: è il paradiso
della musica, difficile ricordare una melodia così
eterea, così soffice e perfetta, così coinvolgente
nei sentimenti, vibrante dal primo all'ultimo accordo, proprio
come questo "Cast of Thousands". |
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