Cosa succederebbe se i freddi suoni elettronici tedeschi incontrassero il caldo inverno della Florida? Questo acerbo disco d'esordio di due giovanissimi statunitensi (Ben Cooper e Alex Kane) prodotti dalla Morr potrebbe essere la risposta: Electric President scorre via fluido ed innocuo, venato di un dolce senso di malinconia, come quello che può suggerire la visione dell'immensa distesa azzurra dell'Oceano Atlantico.
Lievi (ma insistiti) arpeggi di chitarre acustiche si dispiegano a fare da accompagnamento a imperturbabili e accattivanti melodie vocali (che sovente si sovrappongono in canto, controcanto e coro) su di un tappeto sonoro costituito da qualche sferzata di chitarra elettrica, da archi sintetici, minimale rumoristica ambient, e battiti elettronici frammisti a percussioni che raramente incalzano.
Questa la ricetta essenziale di un lavoro che mescola elementi di folk e di elettronica, producendo un amalgama compatto e coerente dall'inizio alla fine. Lineare e addirittura prevedibile, quasi privo di sussulti, ma che lascia tuttavia trasparire la genuinità e la freschezza del duo debuttante.
Cooper e Kane peccano, infatti, solo d'insicurezza, non riuscendo ad imprimere un proprio marchio. Basti pensare a due brani su tutti: "Some crab about the future" e "Metal fingers", nei quali si raggiunge una vivace e giocosa esplosione di ritmica e suoni che non stona affatto con le atmosfere prevalentemente soffuse dell'album. Le altre canzoni sembrano spesso pronte a svilupparsi in modo differente, a divenire altro, ma ripiegano poi su stesse. E l'impressione è quella del timore di uscire al di fuori di uno schema precostituito.
Può darsi che Thomas Morr abbia visto ancora una volta giusto, ma bisogna attendere per scoprire quali saranno le sorti del grigiore invernale tedesco sotto lo splendente sole della Florida. |