Le sottili costruzioni microsound
di Ellende questa volta ci conducono verso sperimentazioni
meno tenebrose e più curiose. Sicuramente un ritorno
gradito per tutti gli estimatori di astrazioni low-noise,
gli adepti di dimensioni extrasensoriali prodotte da sonorità
ricercate, allestite con infiniti microcosmi di drones, rumori
reali e presenze campionate. Esecuzioni dalle valenze cinematiche
che prolungare oltre l'ignoto le ombre sintetiche vissute
nelle fissità di "Eraserhead" o nei pensieri
di "Solaris".
Il compositore olandese che vive in Giappone scruta i movimenti
delle funzioni matematiche attraverso le sue sonde leggere,
infiltrandosi tra la polvere di forme geometriche decadenti
ed equazioni morenti, eppure tra questi impulsi minimali uno
strano calore sembra animare ogni grigio meccanismo. Nove
dilatazioni sonore misteriose ed alienanti, con stratificazioni
spirali e riflessi frammentati, impossibile ritrovare l'orientamento
all'uscita, impossibile classificare le visioni.
Isolazionismo algebrico. |