| Un altro gruppo con il THE davanti.
La tentazione è quella di saltarli a pié pari.
Ma il disco è pubblicato dalla Dischord. Una garanzia.
Ed in questo disco ci suona un illustre signore che risponde
al nome di Ian MacKaye. Ha bisogno di presentazioni? E’
colui che con i suoi Minor Threat ed i suoi Fugazi ha preso
per mano generazioni di americani (e non solo) e le ha portate
ad un diverso livello di consapevolezza. In questo disco lui
è alla chitarra baritono e Amy Farina (sorella del
più celebre Geoff) suona la batteria. Cantano entrambi.
Il risultato è insolito se si pensa che è il
lavoro di due esponenti della scena Washington DC. Chitarra
e batteria, canzoni ridotte all’osso, semplici e senza
fronzoli.
It’s all downhill from here ci dicono in
“Shelter Two”, la traccia iniziale. E staremo
a vedere se da qui sarà tutto più facile.
Le voci si intrecciano e si alternano. Amy Farina non è
solo comprimaria ma anche protagonista (“Around The
Corner”, “Crude Bombs”). Insieme coltivano
quella vena polemica che MacKaye sembra non aver mai abbandonato.
“All these governors” è l’attacco
più diretto del disco. “Mt. Pleasant Isn’t”
sembra quasi un anacronistico coro di protesta: the
police will not be excused, the police will not behave.
“Blessed not Lucky” ha il ritmo pigro della
provincia americana, “Sara Lee” è una
romantica ballata fischiettata. “Minding One’s
Business”, secondo me la perla del disco, combina
una specie filastrocca con un ipnotico giro di chitarra,
lento come l’incedere di un novello pifferaio magico.
L’ideale per farsi trascinare via lontano.
Nel complesso questo è un disco inaspettato ed omogeneo.
Non è una pietra miliare, ma cresce ad ogni ascolto
e si rivela gradevole ed interessante. L’elefante
in gabbia della copertina fa quasi pensare a quello che
questo disco avrebbe potuto essere in un contesto diverso.
Ma la gabbia è costruita alla perfezione, non toglie
nulla alle canzoni, perfette nel loro pop minimalista. |