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FIEL GARVIE
Leave Me Out Of This
label: Words On Music (2003)
formato: CD
genere: slow-core, dream pop
riferimenti: Lush, Cocteau Twins, Cranes, Elastica, Pale Saints
links: http://www.fielgarvie.co.uk
voto: 7.5

Fiel Garvie è un quintetto di Norwich attivo dal 1996 le quali sonorità vanno ad inserirsi nel genere dream-pop / shoegaze, richiamando alla mente splendide figure del present e del passato del calibro di Lush, Cocteau Twins, Pale Saints, Cranes, Elastica e Delgados. Capitanati dall’esuberante voce di Anne i Fiel Garvie si mostrano assetati di scintillanti atmosfere siderali, tessendo canzoni ricche di melodie fluttuanti e amabili ritmiche. Novelle canore provenienti da esperienze immaginifiche e fregiate con il seminale gusto della levità.

Inside the songs…
“B-rock” si diluisce in sospiri algidi e minimali arrangiamenti, la voce di Anne comincia a prendere confidenza con le sue doti eteree dipingendo aurore nebbiose e quieti paesaggi ancora impegnati a sognare. “I Didn’t Say” è il brano scelto come singolo, che sfodera un basso cadenzato e ritmiche lineari guidano le evoluzioni canore di Anne attraverso iridescenti altitudini dream-pop che ci rimandano ai primi Lush, seppur mantenendo una più corposa sfumatura di mistero. Le sincopate percussioni di “Got a Reason” annunciano un brano dalle marcate fattezze shoegaze ( vedi Pale Saints ), chitarre ricche di ossigeno e oblio, l’ascensione è quanto mai affascinante e carezzevole, il viaggio colmo di riminiscenze evocative. Si passa a “Doortime”, ancora i brillanti bagliori vocali della splendida ed estemporanea singer, che stavolta si trova anche a duettare anche con spensierati archi, incrementando il pathos angelico passeggero gradito dell’aliante Fiel Garvie. In “Caught On” le impostazioni melodiche arrivano a lambire brezze più innocenti e fanciullesche, nitidi ed essenziali synths compiono sulle nostre teste brevi planate melanconiche. “Reeling as You Come Around Again” si fa più scarna e semplice, spogliata delle effervescenti chitarre ascoltate fino a qui, si dedica a scaldare i cuori rapiti da un’intima e dolce ballata invernale. “Talking a Hole In My Head” riprende improvvisamente le ardenti combustioni ritmiche di “Got a reason”, trovando forse un ritornello più penetrante e ossessivo. Una livrea melodia agile ed efficace.
“He goes, she goes” presenta sovrapposizioni vocali e backing vocals intriganti, ora le armonie si sdoppiano riflettendosi su superfici oniriche quasi ancestrali. Notevole il calore sprigionato dalle ritmiche marcianti di “There you go” e dalle sue altalene spirituali create da cori suadenti presi in prestito dalle officine dei Cocteau Twins. Solitarie e pensose le reverie folkish di “Old Friend” che vanno poi a gonfiarsi di rombanti venti post-rock. La chiusura ( “Flake” ) riprende le ambientazioni rarefatte dell’apertura, inserendo però maggiori colori alla tavolozza tonale, giocando con molta più luce e immaginazione.

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  ottobre 2004
 
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