Zero giri di parole, meglio andare dritti al sodo. Il disco omonimo degli statunitensi Film School – alla loro seconda prova su lunga distanza dopo il debutto “Brilliant Carrier” –.
Emoziona e stordisce già ad un primo ascolto. La formula sonora configurata da questa band si affida a solidi ancoraggi wave screziati da acuminate reminiscenze shoegaze. Memori della lezione impartita nei primi novanta da Ride, The Catherine Wheel e Boo Radleys, i Film School, ugualmente innamorati di Cure e Joy Division, pervadono la loro musica di intossicanti e stranianti cellule melodiche gravide di sotterraneo dinamismo rock.
Il disco mostra subito in apertura la specialità della casa: On & On trabocca lirismo shoegaze (un brano che i Bloc Party non disdegnerebbero di introdurre nel loro repertorio); Breet è un anthem saturo di spettacolari evoluzioni ritmico-melodiche che potrebbe fare da ghost-track in “Wish” dei Cure. Ma nella proposta musicale dei Film School è presente anche la formula post-rock di He’s A Deep Deep Lake: languide armonie siderali e cascate di tastiere su cui le chitarre spargono furori feedback, spingendoci dentro territori space-rock abitati da figurazioni Mono e Cocteau Twins.
Che dire, poi, dell’effluvio romantico di armonie celestiali che è Like You Know, luogo sonoro in cui s’incrociano l’estetica raffinata dei Sophia col minimalismo shoegaze dei The Workhouse? Nulla, o poco più, poiché sono ancora gli accenti eccitati della fugaziana 11:11 (con una coda orgiastica da discoteca noise in cui è Andy Gill a passare i dischi) e le oscillazioni umorali della notturna e sofferta P.S. a porre il sigillo su un disco clamoroso. Iscrivetevi in massa, la scuola del film è aperta.
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