recensione recensione discografia review recensione biografia recensioni recensione articolo monografia buy order online oggetto: recensione
 
THE FIRE THEFT
The Fire Theft
label: Rykodisc (2003)
formato: CD
genere: Wave
riferimenti: Modest Mouse, Mercury Rev, Yo La Tengo
links: http://www.rykodisc.com/
voto: 7.5

Quando dalle ceneri di una formazione nasce un nuovo progetto musicale c'è sempre molta curiosità, specialmente se si tratta di creature partorite da genitori degni del massimo rispetto.
E' il caso degli ottimi The Fire Theft, nati dallo scioglimento dei Sunny Day Real Estate (anche se non molto della vecchia band è stato sdoganato nella nuova formazione). La scena di Seattle dei primi novanta è stata la culla dell'esperienza musicale stretta attorno ai SDRE, una stagione in cui ad emergere era stata forte più un'attitudine emo che non quella assai più epica (per quei tempi) del grunge. Certo che se l'esperienza di grandi talenti naufragati subito dopo lo scioglimento di band di cui costituivano l'anima stessa (vedi mr. Black Francis o mr. Billy Corgan) non ha potuto determinare a priori un giudizio negativo, è stato parimenti lecito muoversi con una certa circospezione tra i sentieri percorsi in questo album. Ebbene quei timori sono risultati essere del tutto infondati, meglio confutati da un lavoro assolutamente ben fatto, vero salto di qualità operato dai nostri tanto nella stesura delle liriche quanto nella costruzione di complesse armonie strumentali.
Quello che questi tre baldi giovani hanno realizzato è un sincero disco di rock mutante, svincolato da precisi riferimeni e da falsi clichè di progressismo pseudo sperimentale. Suonano schiette e vitali le tredici tracce raccolte in questo album, unite da un idem sentire che rimanda a certo ed evoluto rock moderno. Sembra di ascoltare un pò i Pink Floyd e un pò i Sigur Ros nell'iniziale "Uncle Mountain", anche se il gioco dei rimandi si complica per via di un modo di trattare la materia rock del tutto non convenzionale.
E' questa una impressione che viene confermata dalla seguente "Waste Time Segue" con il suo incipit intimistico architettato dalle note di un pianoforte, mutando poi pelle nell'alimentare un accumulo di tensione elettrica che sfocia in irrisolte soluzioni melodiche sostenute da vocalizzi asciutti ed acuti. In "Chain" e "Summertime" si respirano arie che rievocano Police e R.E.M. (quelli di "Automatic for the people"), mentre con "Backwords Blues" veniamo proiettati dentro un ambientale sinistro, terreno ideale per l'incontro di suoni algidi e lunari di campionature sovrapposte ad un tempo monometrico scandito da pigri tamburi. C'è poi spazio anche per umori decisamente più obliqui e spigolosi in "Rubber Bands", episodio in cui l'analogico di chitarre e basso galoppanti conserva intatto lo splendore di intuizioni rumoristiche scevre da smancerie pop o reazionismo punk di certe formazioni col vizio della vendita facile.
E se ancora non vi sentite appagati,allora sarà il tempo di abbandonarsi alle sospensioni temporali di "Heaven" e "Sinatra", custodendo fedelmente in eterno il segreto del fuoco rubato.

invia la tua recensione Christian Chiovetta
  aprile 2004
 
TOP