| Eccoci con un nuovo gruppo di
giovanissimi all’esordio da recensire: questa volta
si chiamano Futureheads, fanno un punk-rock diretto e deciso,
hanno firmato con la 679 e il loro album è distribuito
dalla Warner.
Voglio partire dal nome perché credo sia la chiave
migliore per capire di cosa stiamo parlando (cioè
cosa suonano e come lo fanno). Futureheads, “teste
del futuro” insomma, rappresenta la posizione assunta
dai membri della band nei confronti della musica che suonano
nel loro esordio: prendono dei gruppi storici e non come
Ramones, Libetines, Green Day, Blink 182 (e perfino i Beatles
nel ritornello di “A to B”!) e li risuonano
portandoli avanti di qualche anno, nel futuro dove i Futureheads
stanno con le loro teste.
Il risultato, inizialmente, non è davvero male:
nelle loro canzoni coincise possiamo sentire Pete Doherty
e Carl Barat quasi elettronici (“Le Garage”,
pezzo d’apertura azzeccato e particolare), possiamo
sentire i Franz Ferdinand che suonano i Fab Four (“A
to B”, altro pezzo riuscito), possiamo sentire i Ramones
che suonano nel ventunesimo secolo (“Decent Days and
Nights”, singolo attualmente in promozione) e perfino,
udite udite, Chris Martin che canticchia sotto la doccia
in “Ranger of the Water” (molto delicata, bella
per il primo minuto e mezzo poi inizia a stancare).
Tutto bene dunque, meglio trasportare i gruppi nel futuro
che copiarli spudoratamente no? No, non esattamente: se
nella prima parte del disco la novità può
affascinare, e possiamo divertirci a riconoscere i riferimenti
che stanno dietro ai singoli pezzi, alla fine questo esordio
inizia a provocare degli sbadigli difficilmente controllabili.
Perché va bene essere vivaci, va bene suonare forti
e diretti con chitarre tirate senza un attimo di respiro,
ma quando le canzoni finiscono per assomigliarsi tutte e
non lasciano particolari segni nel ricordo di colui che
ascolta, allora significa che in fondo qualcosa non va.
Immaturità? Inesperienza? Non saprei, in fondo l’idea
iniziale era davvero carina e i Futureheads avrebbero dovuto
cercare di estenderla a tutte le tracce del disco e non
solo ai primi sette pezzi.
Rimandati a settembre con un disco che convince per metà:
questo il verdetto. Nella speranza che la rilettura del
classico in un’ottica “futurista” possa
davvero dilagare nella creazione di un album divertente
dall’inizio alla fine, divertente come devono essersi
divertiti questi ragazzi con la loro spontaneità
e freschezza giovanile. |