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THE FUTUREHEADS
s/t
Label: 679/Warner (2005)
formato: CD
genere: Punk Rock
riferimenti: Green Day, Franz Ferdinand, Blink 182, Ramones
links: http://www.thefutureheads.com
voto: 6
Eccoci con un nuovo gruppo di giovanissimi all’esordio da recensire: questa volta si chiamano Futureheads, fanno un punk-rock diretto e deciso, hanno firmato con la 679 e il loro album è distribuito dalla Warner.

Voglio partire dal nome perché credo sia la chiave migliore per capire di cosa stiamo parlando (cioè cosa suonano e come lo fanno). Futureheads, “teste del futuro” insomma, rappresenta la posizione assunta dai membri della band nei confronti della musica che suonano nel loro esordio: prendono dei gruppi storici e non come Ramones, Libetines, Green Day, Blink 182 (e perfino i Beatles nel ritornello di “A to B”!) e li risuonano portandoli avanti di qualche anno, nel futuro dove i Futureheads stanno con le loro teste.

Il risultato, inizialmente, non è davvero male: nelle loro canzoni coincise possiamo sentire Pete Doherty e Carl Barat quasi elettronici (“Le Garage”, pezzo d’apertura azzeccato e particolare), possiamo sentire i Franz Ferdinand che suonano i Fab Four (“A to B”, altro pezzo riuscito), possiamo sentire i Ramones che suonano nel ventunesimo secolo (“Decent Days and Nights”, singolo attualmente in promozione) e perfino, udite udite, Chris Martin che canticchia sotto la doccia in “Ranger of the Water” (molto delicata, bella per il primo minuto e mezzo poi inizia a stancare).

Tutto bene dunque, meglio trasportare i gruppi nel futuro che copiarli spudoratamente no? No, non esattamente: se nella prima parte del disco la novità può affascinare, e possiamo divertirci a riconoscere i riferimenti che stanno dietro ai singoli pezzi, alla fine questo esordio inizia a provocare degli sbadigli difficilmente controllabili. Perché va bene essere vivaci, va bene suonare forti e diretti con chitarre tirate senza un attimo di respiro, ma quando le canzoni finiscono per assomigliarsi tutte e non lasciano particolari segni nel ricordo di colui che ascolta, allora significa che in fondo qualcosa non va. Immaturità? Inesperienza? Non saprei, in fondo l’idea iniziale era davvero carina e i Futureheads avrebbero dovuto cercare di estenderla a tutte le tracce del disco e non solo ai primi sette pezzi.

Rimandati a settembre con un disco che convince per metà: questo il verdetto. Nella speranza che la rilettura del classico in un’ottica “futurista” possa davvero dilagare nella creazione di un album divertente dall’inizio alla fine, divertente come devono essersi divertiti questi ragazzi con la loro spontaneità e freschezza giovanile.

invia la tua recensione Luca Meneghel
  maggio 2005
 
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