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GOD IS AN ASTRONAUT
Far From Refuge
label: Revive Records (2007)
formato: CD
genere: post-rock
riferimenti: Mogwai, Red Sparowes, Explosions In the Sky
links: http://www.myspace.com/godisanastronaut
voto: 8.0
Sulle ali del post rock: in volo verso cosa?
Far From Refuge firmato God Is An Astronaut, trio irlandese giunto al quarto lavoro, è destinato a segnare una impercettibile svolta nella musica contemporanea.
Il post rock è prossimo a compiere i suoi 12/13 anni di età, se si pensa alle prime uscite di Mogwai e Godspeed You! Black Emperor.
Nonostante l'impressionante combinazione di emozioni spaziali che il genere è sempre riuscito a trasmettere non ha mai avuto troppo spazio a disposizione nel commercio musicale.
Il 2007 è l'anno del fenomeno inglese di Editors: alimentati da un mondo che non trova nei suoi abitanti la giusta volontà di provare a cambiare le cose, cavalcando le sempre più alte onde di Indie britannico e aggrappati al filo forse troppo sottile del successo.
Peccato per l'Italia: la musica italiana è ancora troppo distante dai movimenti europei e purtroppo il nostro paese è destinato a crescere ad un passo più lento del continente.
Il post rock non ha mai trovato una stabilità di esecuzione nel corso della sua esistenza ma ora è riuscito a restare a galla: ok, non è né a bordo di una nave da crociera né su un gommone ma è appeso al solito filo, che si può rompere da un momento all'altro.
C'è chi non riesce a definire gli Editors come gruppo post rock ma si limita a ritenerli indie: questo solo perché la loro voce li porta al di fuori, li porta oltre, li porta dall'altra parte: lì, dove regnano successo, soldi e mancanza di personalità.
Provate ad ascoltare l'atmosfera creata nel loro ultimo singolo "Smokers Outside The Ospital Doors" e non badate all'affascinante e calorosa voce del cantante, vi accorgerete che tutto torna: ebbene sì, anche quello è avvolgente post rock.
Il post rock è un genere principalmente strumentale, il post rock è musica, non sempre troppo orecchiabile ma sicuramente bella e vera musica.
Questo vogliono dirci GIAA nel loro ultimo disco.
Una presa di posizione definita dallo stile che li accomuna maggiormente agli Explosions In The Sky e che si rifa essenzialmente all'etica di Mogwai e Godspeed You! Black Emperor.
È inutile fare buon viso a cattivo gioco.
Il disco Far From Refuge è il più articolato di tutta la discografia degli irlandesi: se è vero che non hanno mai cambiato completamente sonorità dal loro album d'esordio (The End Of The Beginning del 2002) ad oggi è altrettanto vero che se cinque anni fa la loro musica era paragonabile a un elenco di ingredienti per creare una succulenta e apprezzabilissima torta oggi si può affermare che oltre agli ingredienti i GIAA offrono anche il procedimento passo dopo passo per creare tale torta.
L'elettronica tenuta a livelli discreti non è mai di rilevante ingombro; la chitarra arpeggiata accompagnata da un basso ripetitivo e deciso è capace di fare attraversare fiumi di gioia passando per situazioni emotivamente critiche; la batteria poi, con quel suono secco, risucchiato , e con la grinta di riff tribali costantemente sopra i 120 bpm.
Ogni canzone ha un inizio calmo, risultato di un'attenta riflessione, per poi crescere a tal punto da riuscire a sfoggiare tutti i sentimenti che GIAA hanno dentro.
L'album si compone di 9 tracce.
La prima canzone ha il singolare titolo di "Radau" che in tedesco significa semplicemente "casino" ma più che un casino direi che è un piacevole insieme di suoni per le orecchie di un attento ascoltatore.
La seconda traccia è omonima del cd e riesce ad esprimere la malinconia, la rabbia e l'alienazione di questo grande gruppo: una sorta di "rutto libero" senza guardare in faccia nessuno.
Dalla terza song si entra in una serie di canzoni mid-tempo senza rilevanti particolari. Alcune di loro, se fossero caratterizzate da testi correttamente articolati, potrebbero diventare vere e proprie ballade.
Con "Darkfall", numero sei della tracklist, i GIAA parlano della loro avventura col brano più silenzioso e nello stesso tempo più assordante del disco.
Una giusta pausa per riprendere fiato e per far riposare la mente e poi via: si riparte con il brano che chiude questo fantastico album e che ha il compito di volgere un occhio al futuro della band. Il synth spadroneggia su un fischio noise di sottofondo e una chitarra urlatrice cessa i suoi lamenti solo dopo più di cinque minuti.
C'è chi ritiene che il post rock sia morto il giorno stesso in cui ha smesso di rivelare al mondo la sua innovativa sperimentalità nata dall'amore per l'ambient, il progressive, il punk, la musica classica e l'elettronica: osservazione corretta se si pensa che l'andamento di ogni canzone post rock che si rispetti è ormai scritto e definito.
Introduzioni lente che rapiscono i pensieri degli ascoltatori, riff ripetuti all'ennesima potenza armonizzati con maggiore insistenza da tutti gli strumenti, esplosione delle emozioni una volta giunti al momento di massima ipnosi dell'ascoltatore e un finale che la maggior parte delle volte arriva troppo presto ma solo per dare spazio a un'altra esperienza extracorporea.
Post rock vuol dire abbandonarsi e lasciarsi andare, lasciarsi comandare dal cuore, avere un pensiero razionale, essere liberi, essere liberi di fare ciò che si vuole: questo è post rock!
Come fare a definire post rock chi suona per vivere? Nella vita di un musicista prima o poi succede che ci si interroga su che ne sarà del futuro se non si otterranno sesso, soldi e successo dal proprio lavoro: è allora che un musicista sceglie da che parte stare.
GIAA hanno già deciso da che parte stare e sono ormai "lontani dal rifugio": rischiano tutto, non hanno paura di cosa succederà se il disco non venderà un fottuto numero minimo di copie, non perderebbero niente.
Hanno già avuto tante soddisfazioni dalla vita.
Verranno ricordati nel tempo, insieme ai loro predecessori, diverranno gli idoli retrò delle generazioni future e poi boom:il mondo cambia, le sfumature danno vita a un sacco di nuovi colori, i ragazzi crescono più velocemente man mano che il mondo si evolve, la musica nasce,cresce, diventa commerciale e muore, per poi rinascere ancora e tornare a morire dopo diversi anni.
Siamo arrivati alla fine del viaggio: ora si riparte.
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  settembre 2007
 
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