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GRANADA
Let That Weight Slide Off Your Shoulders
label: Look Left Recordings / V2
formato: CD
genere: indie pop
riferimenti: Belle & Sebastian, Cardigans, Edson, The Lucksmiths
voto: 7
Altra conferma per gli svedesi Granada, giunti ormai al terzo disco che se fosse opera di qualche gruppo esordiente anglosassone la stampa potrebbe gridare al miracolo.
Gran disco, ma nemmeno questa volta i nostri avranno la visibilità che meritano, difficile trovare loro notizie anche se in patria e nel nord europa da anni riscuotono un grandissimo successo e da un paio d'anni anche in Germania e Francia hanno un discreto seguito.
Per un certo verso è anche meglio così, certa musica sognante, sussurrata solo a pochi ha un fascino che pochi dischi riescono a regalare, e per gli amanti del genere si può solo dire che la fatica per trovare il Cd è grande ma la ricompensa è ancora maggiore.
Musicalmente basterebbe svelare che i Granada sono stati la band si supporto dei B&S nel loro tour scandinavo del 2002, ma non si tratta di semplici figliocci della band scozzese visto che da anni fanno musica, semplicemente è una di quelle band che ha letteralmente consumato tutto il dimenticato catalogo della Sarah Records e scrive semplici canzoni sottovoce, da consumare in perfetta solitudine.
"Where stars are made" è il primo tenue acquarello in perfetto stile Field Mice e già qui i primi cuori fragili potrebbero cedere, ma è con "Headlights" che ci si innamora della band, pezzo minimalista per chitarra , piano e voce che sembra spuntare fuori da Pink moon di Nick Drake fino a quando Anna entra in scena con la sua dolce voce e regala poco meno di tre minuti da sogno.
"Drinking problem" alza leggermente i ritmi ma è sempre un pop delicato a metà strada tra Cardigans e i Belle, ma è solo un attimo perché subito si ritorna nella pura malinconia con la voce sofferta di Magnus in 5 che fa il verso al Neil Young più cupo.
"Some day soon" rimane sulla costa californiana con tanto di voci alla Crosby Stills & Nash, mentre da "Rush" fino alla fine si ritorna tutti in quel Chamber Pop che da sempre li contraddistingue, con la stessa classe dei Lucksmiths e Aberdeen ma anche in modo meno convincente che all'inizio.
L'unico limite di questo disco forse è che la prima metà è veramente splendida, come raramente accade ci sono 4/5 pezzi praticamente perfetti, ma verso la fine il ritmo cala troppo e l'ascolto diventa più difficile, cresce la voglia di far partire il cd da capo ma non si può certo rimanere delusi per tutto questo.
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  maggio 2004
 
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