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HAL
s/t |
Label: Rough Trade (2005)
formato: CD
genere: sixties
riferimenti: Beach Boys, Byrds, Beatles
links: http://www.halmusic.com/
voto: 7.7 |
Poniamo che siate degli affermati
registi con il pallino degli anni sessanta; poniamo che vi
presentino una sceneggiatura con una bella storia ambientata
in quegli anni favolosi, ricca di amore, di amici e di tante
vicende appassionanti; poniamo che vi manchi la colonna sonora
e che vi capiti tra le mani questo album degli Hal: bene,
vi assicuro che non avreste la minima esitazione a scritturarli
per dare una musica al vostro film.
Miscelando Beatles, Byrds e gli amati Beach Boys dei tempi
d’oro, gli irlandesi Hal escono sul mercato dopo aver
firmato per la Rough Trade, sempre a caccia di nuovi talenti:
anche questa volta la storica etichetta ci ha visto giusto,
perché pur rileggendo il passato qui c’è
tanta bravura, ci sono atmosfere meravigliose e c’è
tanta personalità.
Comincio con le presentazioni: gli Hal sono quattro ragazzi
irlandesi (come i Thrills, ma molto più bravi dei rinomati
colleghi), due fratelli che cantano e suonano chitarra e basso
(rispettivamente Paul Allen e Dave Allen), un batterista (Paul
Hogan) e un tastierista (Stephen O’Brien). Il loro disco
d’esordio consta di undici tracce che, volendo cercare
dei riferimenti contemporanei, possono essere accostate alle
esperienze dei Coral: come loro hanno deciso di andare controcorrente
nel nuovo panorama indie rock, tralasciando le ruvide chitarre
per sonorità più raffinate; come loro si sono
lasciati affascinare dalle sonorità degli anni migliori
per la pop music; come loro, pur rileggendo il passato in
maniera più o meno evidente, hanno una forte personalità
ed una innata capacità nel trovare la melodia perfetta.
In questo esordio, che la critica unanimemente concorde ha
premiato con splendide recensioni, trovate una spiccata ricerca
sonora che porta alla creazione di un sound allegro, da fiaba
(“My Eyes Are Sore” sembra la sigla di un cartone
animato pieno di personaggi magici), sempre teso all’intrattenimento
di un pubblico che difficilmente si annoierà cullato
da tali melodie.
Basterebbe in fondo il solo pop perfetto di “Worry About
The Wind”, primo singolo, per raccontarvi tutto l’album:
i quattro divertono e si divertono, fondendo i loro strumenti
alla perfezione e riuscendo appieno nell’intento di
trasportarci in mondi lontani e carichi di suggestione.
Con un esordio così non possiamo che prevedere un futuro
stupendo, limpido e carico di successo. Perché gli
Hal lo meritano, ma soprattutto noi meritiamo di sognare e
non sono più moltissimi i dischi in grado di farlo. |
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