Ancora un prezioso nuovo album
per l'instancabile franco-algerino Hector Zazou, un'opera
che segue di pochi mesi l'uscita del precedente "Strong
Currents (Sonora Portraits 2)". Il maestro ci ha ormai
abituato a riscontrare nei suoi lavori un vasto numero di
artisti ospiti, privilegiando tra queste scelte le voci femminili,
ed inseguendo sempre un'idea fatta di innovazione, sperimentazione,
viaggio attraverso il sogno.
In quasta nuova avventura, la line-up selezionata dall'autore
vede la partecipazione di: Nicola Hitchcock, Caroline Lavelle,
Emma Stow, Asia Argento, Laurence Revey, Edo, Lucrezia Von
Berger, e Katrina Beckford. La linea sonora impressionista
di Hector Zazou diffonde ancora una volta le sue sensuali
trame, contese da riverberi etnici e vibrazioni digitali.
Ed è proprio su questi due essenziali linee tematiche
che si estenderanno le 11 tracce dell'album.
Occupiamoci subito della prima faccia dell'astro "L'Absence",
prettamente strumentale e evanescente. La traccia d'apertura
"Etranges Attracteurs" mostra complessi giochi
di luce dai tenui bagliori elettronici, una suite introduttiva
strumentale trasparente e sognante che anticipa le moderne
evoluzioni ambient di "Trouble Fete" e "Coeland".
Più raccolte e classiche le minimali incursioni di
"Joseph & Tim", pianoforte languido servito
su sfuggenti panorami d'epoca.
E poi il gruppo delle tracce vocalmente popolate...
Scorrono unitamente lungo un fiume di note suadenti e romantiche
emissioni: "Surrender" (ed il ricordo di Sade
entra improvvisamente in questa reverie), leggermente più
intense le sabbie lunari di "Lies Will Flow".
Forse la più brillante risulta essere "Paralysed"
con Emma Stow e Laurence Revey, dalle immediate iniezioni
di bellezza e malinconia. Con il testo in francese, "Elle
Est Si Belle" (interpretato da Edo) e "Double
Jeu" (con Asia Argento) cercano di incrementare la
passione, illuminando scenari di rara eleganza. Si riprendono
le pieghe ethereal/trip-hop con "Eye Spy", leggera
ed ipnotica. La chiusura trova una eclettica e instabile
"The Workers", forse il brano più difficile
ma sicuramente interessante grazie alle sue elettricità
compositive.
Un'opera semplice e raffinata. |