recensione recensione discografia review recensione biografia recensioni recensione articolo monografia buy order online oggetto: recensione
 
HOOD recensione Outside Closer Hood review
Outside Closer
label: Domino (2005)
formato: CD / LP
genere: Post-Rock, Experimental, Indie Rock
riferimenti: Bark Psychosis, Movietone, Mogwai, The Durutti Column
links: http://www.hoodmusic.net/
voto: 8.6
Questo ultimo lavoro in studio degli Hood va considerato, a mio avviso, tra le migliori uscite di inizio 2005. Dopo una breve introduzione, si ha subito la percezione di trovarsi di fronte ad un album di pregevole fattezza: sono infatti i violini di "The Negatives..." a rompere gli indugi.
La ritmica del basso è travolgente, gli arrangiamenti dei fiati e l'arpeggio della chitarra acustica regalano una dolce armonia. C'è qualcosa in questa canzone, probabilmente il giro di basso, che mi ricorda "Caution" dei leggendari The Chameleons, anche se stiamo parlando di generi totalmente diversi e a questa manca il crescendo esplosivo e la rabbia della band di Mark Burgess & Co.
Una base elettronica, spezzata, da inizio a "Any Hopeful Thoughts Arrive".
Anche in questa, sono gli arrangiamenti di violini, fiati ed il suono acustico delle chitarre a farla da padrone. Si capisce subito che questa è una caratteristica che riscontreremo in tutto il cd e ne rappresenta il punto di forza. Il cantato si sposa bene, ovunque, con il resto della melodia. Non si tratta di un timbro vocale capace di emozionarti per sè stesso, ma è assolutamente ben calato nelle atmosfere tristi e sognanti che gli Hood sanno regalare. In "Winter 72" il suono si dilata. Improvvisamente cala la nebbia e tutto diventa più vago. I contorni sono sfogati. I contrasti si perdono nei ricordi. Si rivivono le stesse sensazioni che album come "Hex" dei Bark Psychosis ci hanno fatto provare. E' qui che esce fuori la matrice post rock della band. Uno dei momenti più intimi e toccanti di tutto "Outside Closer". A riportarci ad atmosfere più vibranti, ci pensa "The Lost You", singolo estratto da questo lavoro. I suoni sono completamente diversi. Si intravede quasi la possibilità di ballare e ci facciamo trascinare dalle chitarre, sempre cariche di melodia.
La traccia successiva, "Still rain fell", è un altro momento apprezzabile. Gli ingredienti sono sempre gli stessi e gli Hood sono veramente bravi a trovare nuovi incontri emozionanti. Gli accordi di un pianoforte sono i protagonisti del brano successivo "L. Fading Hills" che, nonostante una base up-tempo, riesce a mantenere un sentimento triste. "Closure" è forse l’episodio migliore.
Tutto quanto di buono sentito nelle tracce precedenti, trova, in questa, la sua degna rappresentazione. Gli arrangiamenti dei fiati sono veramente toccanti ed anche il cantato raggiunge picchi notevoli. "This is it Forever" mette il suggello ad un album che lascia senza parole. Il livello delle canzoni è sempre altissimo e non si riscontrano momenti di stanca. Capita difficilmente di rimane impressionati così positivamente ad un primo ascolto. Complimenti agli Hood.
invia la tua recensione Alessandro
  marzo 2005
 
TOP