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THE HOPE OF THE STATES
The Lost Riots
label: Sony Music (2004
formato: CD (12 tr. 56:16)
genere: Pop Rock
riferimenti: Godspeed You! Black Emperor, Radiohead, Mogwai
links: www.hopeofthestates.com
voto: 8
Lo scorso Gennaio Jimmi Lawrence, chitarrista degli Hope Of The States, è scomparso prematuramente mentre la sua band era in studio di registrazione a dare gli ultimi ritocchi al proprio disco d’esordio: Simon Jones spiega alla rivista Jam che “Avevamo già finito il disco quando è accaduto, eravamo in fase di mixing, quindi non posso dire che abbia influenzato direttamente la musica e le atmosfere del disco. Certo è stata una disgrazia terribile, ma allo stesso tempo ci ha dato delle motivazioni incredibili, ha fatto in modo che ci concentrassimo ancora di più su questa band, che era ciò che ci legava a Jimmi. In fondo penso che il fatto di aver pubblicato questo disco sia il miglior omaggio che potessimo fargli”.

Stando agli Hope of the States la tragedia non ha dunque influito sul prodotto finale eppure, ascoltando queste dodici canzoni, mi è sembrato quasi di poter sentire un presagio di morte, di inquietudine diffusa, cominciando con l’ottimo pezzo strumentale che dà il là a “The Lost Riots”, un concentrato di disperazione colma di rabbia e, a tratti, di triste disillusione.

Questi cinque ragazzi sono giovanissimi e sono certo che ognuno di voi resterà colpito dalla loro incredibile maturità; suonano un po’ psichedelici, un po’ sperimentali, un po’ pop, ma senza dubbio ogni collocazione sarebbe troppo restrittiva e severa per un gruppo che non ha mai paura di dire la sua: vi basti sapere che nei loro primi concerti amavano presentarsi sul palco con una divisa militare, carichi di rabbia e di cose da dire, le stesse cose da dire che hanno cercato di esprimere, a tratti davvero magistralmente, nel loro album.

Una prima considerazione mi porta a credere che il periodo della fioritura di nuove band esteticamente perfette ma molto povere in quanto a contenuti stia definitivamente tramontando: gli Hope of the States hanno dimostrato di saper parlare poeticamente di tutto ciò che fa lacrimare gli occhi degli uomini.

E allora veniamo all’album. Ci sono canzoni che sembrano provenire dallo spazio aperto come la magnifica “Me Ves Y Sufres”, altre che rispettano i classici canoni del cantautorato acustico come “Sadness On My Back”, altre ancora, e sono le migliori, che parlano della disperazione, dell’inquietudine, dello spleen (per dirla a là Baudelaire). E’ proprio con lo spleen che i nostri sanno giocare meglio: in quel gioiello pop che è “Black Dollars Bills” cantano “No one hopes for anything / When there’s nothing at all” per poi lanciarsi in un pianto disperato fatto di chitarre elettriche, in “Nehemiah” si rivolgono al fuoco amico dicendo “Friendly fire, burn the liars, don’t feel like you’re alone / Let them all hide behind their flags and old lies”, nella cupa “66 Sleepers To Summers” chiariscono di non essere in grado di fare i leader, mentre nella splendida “Enemies/Friends” emerge il loro autentico spirito battagliero (ricordate le divise militari?): “All the money in the world won’t save you / we’re coming home / All the prisons that you build won’t hold us / Just let us go”, un appassionato urlo per ottenere la libertà, da tutto.

Sanno scrivere, questo lo abbiamo capito, ma vi assicuro che sanno anche suonare: in alcune canzoni stupiscono per gli effetti che riescono a creare con i loro strumenti, in altre ricordano gli Smashing Pumpkins, quando lasciano che le proprie chitarre si sfoghino libere da ogni vincolo; accanto, poi, c’è sempre la voce, capace di leggere ed esprimere ogni stato d’animo.

Con gli Hope of the States ci troviamo di fronte ad un gruppo molto delicato: hanno ampiamente dimostrato di saper far vibrare alcune corde dell’anima, hanno dimostrato di saper dare un’immagine poetica al disagio, hanno dimostrato di saper essere una band politicamente scorretta. Ora devono dimostrare di sapersi mantenere integri, puri, devo saper uscire indenni dal successo. Teniamoli d’occhio perché, se tutto va come dovrebbe andare, il loro secondo album potrebbe essere ascritto nella lista dei capolavori.

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  novembre 2004
 
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