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HRSTA
Stem Stem in Electro
label: Constellation Records (2005)
formato: Cd
genere: experimental rock, psych rock
riferimenti: Pink Floyd, Broken Social Scene, Swans
links: http://www.hrsta.org
voto: 6
I canadesi Hrsta hanno una gran cura per i particolari: guardate solo quanto è bella la copertina di questo “Stem Stem in Electro” e ve ne farete un’idea. La cura per i particolari, ovviamente, non è limitata solo alla cover dell’album ma riguarda, soprattutto, la musica. Otto tracce, nella versione in vinile ne trovate quattro per lato, per un disco molto omogeneo che potrebbe essere inteso come un’unica session di rock sperimentale volto a qualsiasi divagazione possibile con chitarre che partono in begli assoli, voce suadente che soffoca la musica, parti delicate ed altre imperniate sul sound deciso delle chitarre elettriche.
Otto tracce che iniziano in sordina con “…And we climb”, un lungo viaggio sonoro molto ripetitivo con una voce che ha un non so che di lagnoso: troppo, troppo lunga con i suoi sei minuti che potevano tranquillamente essere ridotti a tre. Di pezzi così duri da digerire non ne troveremo fortunatamente più, anche se alcune parti qua e là potevano senza dubbio essere tagliate: se questo disco ha un problema è sicuramente la monotematicità di una sperimentazione che affascina per un po’ ma alla fine porta inevitabilmente allo sbadiglio.
Vi sono però due pezzi almeno che sottolineano la bravura di questo gruppo: “Blood on the Sun”, magnifica sin dal titolo, sembra un rito magico in cui la voce femminile, dolce e suadente, fa l’amore con la musica; “Swallow’s Tail” avvince con l’ottima alternanza di parti delicate che lottano con la decisa e netta presa di posizione delle chitarre elettriche nella parte centrale del brano.
Nel complesso direi che ci troviamo di fronte a buoni episodi che giustificano una sperimentazione forse troppo monodirezionale e ad altri che difficilmente trovano una risposta alla domanda “cosa ci fate nella tracklist?” (ascoltate “Heaven is Yours” e non tiratemi fuori la solita scusa “è arte…”). Buoni propositi riusciti solo in parte: il sei lo raggiungono per l’impegno, per la bravura tecnica e perché di sperimentare in fondo c’è sempre bisogno, anche a rischio di sbagliare.
invia la tua recensione Luca Meneghel
  giugno 2005
 
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