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IGGY POP recensione
IGGY POP IGGY POP
Skull Ring |
label: Virgin (2003)
formato: CD
genere: punk rock
riferimenti: Henry Rollins, MC5
voto: 7 |
A 56 anni compiuti Iggy Pop (all'anagrafe
James Newell Osterberg), dimostra di avere ancora tanta benzina
nel suo serbatoio, da fare invidia a colleghi molto più
giovani di lui, che ben presto hanno esaurito la carica alimentata
dal fuoco sacro della musica, riducendosi ad essere la parodia
di loro stessi, con tutte le conseguenze che ciò ne
comporta.
Partito nel 1969 con i seminali Stooges, con cui ha inciso
solo tre dischi in studio (chi non ha ancora ascoltato "No
Fun" rimedi subito), ha attraversato indenne tutte le
correnti e mode musicali dal Glam degli anni '70, passando
per la New Wave '80 fino ad arrivare agli anni '90 dove il
Grunge ed il Rock Alternativo hanno fatto la loro comparsa
nelle charts di tutto il mondo. Oggi ritorna con un lavoro
caratterizzato dalle numerosi collaborazioni, dove spicca
su tutte quella con i fratelli Asheton, chitarra e batteria
dei già citati Stooges. Il risultato è proprio
ciò che ti aspetti: un punk rock ruvido e tirato con
la sua solita voce scarna e tagliente che sovrasta giri di
chitarra semplici ma dannatamente efficaci, e che darebbero
la carica anche all' ascoltatore più pacato. Prendete
per esempio "Perverts in the sun", "Little
Electric Chair" o "Loser" e capirete perché
Iggy Pop non è ancora andato in pensione. In "Private
Hell" e "Little Know It All" troviamo la presenza
rispettivamente dei Green Day e dei Sum 41; ed infatti le
canzoni risentono molto dello stile di questi due gruppi:
inconfondibile la chitarra di Billie Joe Armstrong nella prima,
mentre è più "radio friendly" la seconda,
lanciata infatti come singolo. Altra ospite d'eccezione è
la canadese Peaches, molto richiesta in questo periodo, e
che mette il suo sigillo in "Rock Show", una canzone
di poco più di due minuti, dal drumming ossessivo dove
a dominare è il suo modo sguaiato di cantare, ma il
duetto funziona a meraviglia, così come nell'altro
pezzo "Motor Inn" meno urlato, ma sempre molto tirato.
Da citare inoltre "Inferiority Complex" dall'andamento
lento, pesante come un macigno ma che stenta a decollare del
tutto, "Till Wrong Feels Right" vecchio blues in
chiave acustica e la conclusiva (anche se è presente
una ghost track) "Blood on your Cool" iperveloce,
grezza ma assolutamente contagiosa.
Copertina a parte, un gran bel disco, sicuramente prodotto
meglio del pur buono "Beat 'em Up" del 2001, e che
ci ricorda quello che Iggy è per tutti: un fascio di
nervi e muscoli in continuo movimento, e la sua musica lo
rappresenta perfettamente.
Da ascoltare a volume esagerato, per la gioia dei vicini
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