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IKARA COLT
Modern Apprentice |
label: Fantastic Plastic (2004)
formato: CD
genere: indie rock
riferimenti: Liars, Idlewild, The Libertines
links: http://www.ikaracolt.com
voto: 7.5 |
| Non nascondiamocelo, gli Ikara
Colt erano a rischio secondo album: che gran esordio era “Chat
And Business” nei suoi ipertoni sloganistici (“No
Wave No Fun”), doppiamente tautologici (“Pop Group”),
addirittura futuristi ma in senso marinettiano (“Sink
Venice”), e quale delusione sarebbe stata ritrovarsi
il replicante sbiadito come controprova. Si fossero limitati
gli Ikara Colt a fotocopiare quell’ansia concettuale
e quella violenza espositiva, comunque davvero particolari,
l’avremmo detto in un attimo una suppellettile di poco
conto da una band che di tutto e subito voleva (vuole, vorrebbe)
vivere; invece infiliamo nel lettore un CD che cresce ascolto
dopo ascolto nell’insieme e nei singoli brani. Assieme
all’inconfondibile incontinenza cinetica c’è
di nuovo il sorprendente strabismo, positivo, di certe giocate
sul filo: a una “I Wanna Be That Way” direttissima
emanazione della triade Sonic Youth/Fall/Wire segue infatti
una “Wake In The City” che coordina con la gioventù
sonica l’assise Gang Of Four/Pop Group e a una “Jackpot”
colpo secco senza silenziatore la “Modern Feeling”
che si fa friggere le meningi dallo streptococco disco-funk-punk
così ultimo grido nel mondo indie. La doppia coppia
iniziale diventa in attimo full con un pezzo glorioso: “I’m
With Stupid” è il solito blister artpunk-postnoise-indie-college-poprock
minimale nelle strutture/massimalista nella velocità
tale da traslitterare perfettamente Thurston Moore in un proclama
mordi e fuggi ormai degli o “alla” Ikara Colt.
Gruppo meteora - anzi, meteorite - capace di definirsi con
una certa compiacenza (certi riff sono un passo dal finire
in offside: leggi hard rock) e di usare con nonchalance tattiche
intellettuali da facoltà d’arte contemporanea
(e allora sentirete che Niagara esce dalle percussioni veramente
“percosse” e riavvolte di “Rewind”):
c’è un bel dire che Paul Resende (voce, tastiere),
Claire Ingram (chitarra, tastiere), Tracy Bellaries (basso)
e Dominic Young (batteria) si ritagliano su misura i vestiti
con stoffe moderniste non sempre di prima mano, che non sono
e non saranno mai i nuovi Sonic Youth (manca un Ranaldo) e
forse porteranno a termine tra non molto i loro propositi
di non prolungare troppo il loro passaggio. Che peccato sarebbe
vederli mollare perché c’è ancora fame
- ci sarà sempre - di chi come questi signori inglesi
figli della bandiera (e non della pantera rosa) prenda e tratti
le chitarre: ossequiosamente, a calci in culo. E noi, così
lontani dal perseguire in musica il reato di banda armata,
e che anzi lo incoraggiamo, ameremmo fosse foraggiata quella
loro capacità di pungere così inversamente proporzionale
alla lunghezza dei brani. |
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