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Il costante impegno dimostrato
dall’indie-rock nella distruzione di se stesso ha fatto
sì che, nel 2005, ci rivolgiamo al Signore Metal per
pregarlo e supplicarlo con il digiuno, veste di sacco e cenere
(Daniele, 9, 3). Sarebbe come dire: gli antichi uccisori di
dinosauri sono diventati dinosauri, e le ragazzine girano
per Milano con le spille sulla giacca, e CHIUNQUE porti gli
occhiali ormai ha la montatura spessa. I cappellini. Conor
Oberst superstar. Altre spille su altre giacche. Dream-pop
italiano. Yuppie Flu.
Il rimedio a tutto questo non può che venire da gente
che ne è sempre stata fuori. Ed eccoci qui: Justin
Broadrick, ex componente (e fondatore!) di un paio degli incubi
peggiori di noi ragazzi anni ’90 con il cuore spezzato,
vale a dire Napalm Death e Godflesh, se ne esce, assieme agli
Jesu, con uno dei dischi più sfacciatamente pieni di
spessore che siano giunti alle nostre orecchie negli ultimi
anni ---poveri noi, che pensavamo che la profondità
fosse tutta nei Modest Mouse e nel coraggio che dimostravano
nel suonare dream-pop-obliquo-che-racconta-storie-tristi-ma-con-abbastanza-ironia-per-poterne-ridere,
e che non ci accorgevamo di tenere entrambi i piedi in una
palude di noia musicale da cui non riuscivamo a venir fuori-,
e per venirci incontro non usa alcun mezzuccio metal o noise,
come ci saremmo potuti aspettare da lui (se mai gente che,
come me, ha in casa quasi tutti gli album di Belle & Sebastian
abbia il diritto di aspettarsi qualcosa da un genio come lui),
tranne in uno dei pezzi, dotato di cantato growl, che però
arriva abbastanza tardi in scaletta da evitare lo skip preventivo.
Bene.
A questo punto mi comincio a rendere conto che parlare un
po’ del disco potrebbe non far male a nessuno. Sappiate
dunque che dura un’ora e un quarto e che ci sono otto
pezzi in scaletta e che quindi la durata media è sui
nove minuti, e si tratta di chitarre multistrato (che non
significa nulla, mi rendo conto) e di vocina flebile e solitaria
che ogni tanto cantilena qua e là (dallo Zingarelli,
cantilenare: cantare con voce lenta e noiosa. Ma
qui non fate caso al noiosa, si vede che Zingarelli
non ha mai dovuto subire modest mice e nu rock’n’roll
revolution). Se questo non mi rendesse meno uomo agli occhi
di chi legge, potrei definire il debutto degli Jesu emozionante.
Di sicuro è molto intenso, di sicuro ha molto più
spessore di tante cose che ascoltiamo normalmente, di sicuro
è un bellissimo disco, accidenti, e chi continuerà
colpevolmente ad ignorarlo probabilmente si merita i Kaiser
Chiefs. Se la musica carina sta uccidendo la vostra
anima, fate come me: tornate alla serietà, e sarà
un progresso. |
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