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JESU
Jesu
label: Hydra Head (2005)
formato: CD - 8 tracks (74:31)
genere: Post-Rock/ Experimental, Indie Rock
riferimenti: Neurosis e Isis
links: http://www.avalancheinc.co.uk/jesu.html
voto: 8
Il costante impegno dimostrato dall’indie-rock nella distruzione di se stesso ha fatto sì che, nel 2005, ci rivolgiamo al Signore Metal per pregarlo e supplicarlo con il digiuno, veste di sacco e cenere (Daniele, 9, 3). Sarebbe come dire: gli antichi uccisori di dinosauri sono diventati dinosauri, e le ragazzine girano per Milano con le spille sulla giacca, e CHIUNQUE porti gli occhiali ormai ha la montatura spessa. I cappellini. Conor Oberst superstar. Altre spille su altre giacche. Dream-pop italiano. Yuppie Flu.
Il rimedio a tutto questo non può che venire da gente che ne è sempre stata fuori. Ed eccoci qui: Justin Broadrick, ex componente (e fondatore!) di un paio degli incubi peggiori di noi ragazzi anni ’90 con il cuore spezzato, vale a dire Napalm Death e Godflesh, se ne esce, assieme agli Jesu, con uno dei dischi più sfacciatamente pieni di spessore che siano giunti alle nostre orecchie negli ultimi anni ---poveri noi, che pensavamo che la profondità fosse tutta nei Modest Mouse e nel coraggio che dimostravano nel suonare dream-pop-obliquo-che-racconta-storie-tristi-ma-con-abbastanza-ironia-per-poterne-ridere, e che non ci accorgevamo di tenere entrambi i piedi in una palude di noia musicale da cui non riuscivamo a venir fuori-, e per venirci incontro non usa alcun mezzuccio metal o noise, come ci saremmo potuti aspettare da lui (se mai gente che, come me, ha in casa quasi tutti gli album di Belle & Sebastian abbia il diritto di aspettarsi qualcosa da un genio come lui), tranne in uno dei pezzi, dotato di cantato growl, che però arriva abbastanza tardi in scaletta da evitare lo skip preventivo.
Bene.
A questo punto mi comincio a rendere conto che parlare un po’ del disco potrebbe non far male a nessuno. Sappiate dunque che dura un’ora e un quarto e che ci sono otto pezzi in scaletta e che quindi la durata media è sui nove minuti, e si tratta di chitarre multistrato (che non significa nulla, mi rendo conto) e di vocina flebile e solitaria che ogni tanto cantilena qua e là (dallo Zingarelli, cantilenare: cantare con voce lenta e noiosa. Ma qui non fate caso al noiosa, si vede che Zingarelli non ha mai dovuto subire modest mice e nu rock’n’roll revolution). Se questo non mi rendesse meno uomo agli occhi di chi legge, potrei definire il debutto degli Jesu emozionante. Di sicuro è molto intenso, di sicuro ha molto più spessore di tante cose che ascoltiamo normalmente, di sicuro è un bellissimo disco, accidenti, e chi continuerà colpevolmente ad ignorarlo probabilmente si merita i Kaiser Chiefs. Se la musica carina sta uccidendo la vostra anima, fate come me: tornate alla serietà, e sarà un progresso.
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  maggio 2005
 
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