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JOHN FRUSCIANTE
Shadows Collide With People
label: Warner Bros
formato: CD
genere: Alternative pop/rock
riferimenti: Thurston Moore, Beck
voto: 8
Da sempre uno dei personaggi più tormentati del panorama rock attuale, John Frusciante ritorna con un album solista a tre anni di distanza dal suo ultimo lavoro, quel gioiello lo-fi intitolato "To Record Only Water For Ten Days", in cui attraverso canzoni minimaliste veniva raccontata per certi versi la sua rinascita artistica e musicale. Infatti pur avendo solo 33 anni, Frusciante è passato attraverso così tante esperienze positive e negative (per un certo periodo quest'ultime superavano di gran lunga le prime), che sembra abbia vissuto almeno il doppio.
Entrato nei Red Hot Chili Peppers a soli 18 anni (ricordate Mother's Milk?), non ha retto al peso del successo, si è ritirato dalla scena musicale ingoiato dal vortice della tossicodipendenza, e si è chiuso in se stesso per intraprendere una battaglia personale contro i suoi demoni. Ad oggi sembra finalmente aver ritrovato (si spera) un po' di quella serenità e quella voglia di fare che lo spingono ad andare avanti e a comporre, nel suo caso ottima musica.
Non fa eccezione questo "Shadows Collide With People" che sulla falsa riga del suo predecessore mette in sequenza una serie di canzoni nella loro semplicità assolutamente straordinarie, che mettono in risalto una sensibilità artistica quasi senza paragoni, e che a differenza dei suoi lavori con i RHCP, dove è costretta a seguire delle linee guida ben precise, qui può esprimersi in tutta la sua profondità e fragilità. Ne sono esempio canzoni come "Every Person", "Cut Out" o il singolo "Song to Sing When I'm Lonely" dove troviamo quelle sequenze di accordi così semplici, ma dove ad un certo punto arriva sempre qualcosa che non ti aspetti, ed è proprio quel qualcosa che le rende così uniche e sofferte. Coadiuvato sia nella musica che nei cori dal suo amico Josh Klinghoffer, Frusciante riesce a sposare benissimo la sua voce (apparentemente) stonata con le melodie bellissime di "Wednesday Song", "Carvel" o "Omission" dove incrocia le sue linee vocali al classico falsetto che è proprio del suo stile. Citazione a parte meritano i tre bellissimi brani strumentali qui presenti, esempi di elettronica low budget, apparentemente scollegate dalle altre canzoni, ma di grande spessore; come nel capolavoro "23 Go In The End", quasi sei minuti e mezzo di riverberi sonori, con poche note di chitarra e con quelle tastiere da brividi che rimandano ad una certa psichedelia dei primi anni '70, e che trasmettono tutta l'irrequietezza del suo autore, dove ordine e confusione convivono perfettamente.
A differenza dei RHCP, la vena artistica di John Frusciante non sembra affatto esaurita, ma anzi acquista consapevolezza e vigore col passare del tempo, lasciando presagire che il peggio è passato e dischi come questo ne sono una testimonianza.
Per tutti quelli che credono che Frusciante metta sempre un pezzo della sua anima in tutto quello che fa.
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  marzo 2004
 
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