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JOSH ROUSE recensione JOSH ROUSE
Nashville
label: Rykodisc (2005)
formato: CD
genere: Folk Pop d’autore
riferimenti: Neil Young, Ryan Adams, Bob Dylan
links: http://www.joshrouse.com/
voto: 7
Josh Rouse è uscito dalla macchina del tempo che lo aveva portato dritto nel 1972, egregiamente cantato nel suo ultimo disco, per omaggiare la sua patria con un album intitolato semplicemente “Nashville”: ne è passato di tempo dal suo esordio targato 1998, molta acqua è corsa sotto i ponti, ma sembra che Josh abbia raggiunto la meritata attenzione soltanto due anni fa, come se finalmente il mondo della musica avesse aperto e gli occhi e si fosse reso conto delle doti di questo chansonnier del Tennessee. Il discreto successo di “1972”, diciamolo subito, non sembra aver sortito alcun effetto sul sound del cantautore che con i dieci pezzi del nuovo “Nashville” continua a percorrere una strada lastricata di pop d’autore, raffinato, una via sulla quale sembra trovarsi particolarmente a proprio agio. Molte canzoni, come l’iniziale “It’s The Nighttime”, dolce e decisa, classica e orecchiabile, sembrano la logica prosecuzione dello scorso lavoro, una prosecuzione presente anche nella bella impalcatura di “Winter In The Hamptons” piuttosto che nella delicata “My Love Has Gone”: parliamo di chitarre acustiche ed elettriche (dolci), di batteria velata e di qualche fiato a fare da cornice alle atmosfere.

Ad onor del vero non tutto è semplice imitazione della gloria precedente, i pezzi particolari e degni di nota ci sono e sanno farsi valere: l’allegra e particolare “Carolina”, la seguente “Middle School Frown” che mette in risalto la voce dell’autore, la triste “Sad Eyes”, un incontro tra voce e pianoforte che vince per semplicità ed atmosfere quasi irreali e “Why Won’t You Tell Me What”, che ci riporta dritti in un bar degli anni sessanta.

Quello che abbiamo di fronte è un autore che in passato ha già dimostrato ampiamente il proprio valore, la propria cultura musicale e la propria capacità di inventiva nel campo di melodie raffinate e coinvolgenti: “Nashville” è un altro tassello da aggiungere alla ricerca del disco pop perfetto, un disco da cercare incessantemente perché, potete giurarci, Rouse lo saprà sfornare. D’altra parte va però sottolineata la mancata capacità di fare un deciso passo avanti rispetto al precedente “1972” che, rapportato al buon disco che abbiamo tra le mani, resta un gradino più in su verso la perfezione. Alla prossima Josh.

invia la tua recensione Luca Meneghel
  marzo 2005
 
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