Chi non si è lasciato conquistare dalla dolcezza di “Nine million bicycles”, in rotazione su tutti i canali musicali? Quella voce dolcissima, quella di una bambina matura, quella musica delicata e avvolgente, mai invadente, sono gli ingredienti perfetti per un singolo di lancio che è anche un manifesto programmatico per la bella georgiana giunta al secondo album.
Guardatela nelle foto sul palcoscenico: look semplice e curato, viso dolce e sorridente, lineamenti bellissimi. Ascoltate le sue canzoni: mai l’aspetto è stato più consono alle canzoni e alla voce di un artista. Ed è proprio la voce a colpire per prima l’attenzione: Katie ci gioca, la alza e l’abbassa, la fa vibrare e volteggiare nelle nostre stanze, consapevole della validità del proprio mezzo espressivo.
Poi, certo, viene anche la musica: vicina al jazz, tanto semplice quanto composita (ci sono chitarra, basso, batteria, violino, pianoforte, fiati, armonica, sitar…), perfetta per accompagnare i vocalizzi di Katie anche se a volte appare troppo soffocata, nascosta dietro l’imponenza dell’artista.
Prodotto e arrangiato da Mike Batt, “Piece by piece” conferma la validità del disco d’esordio “Call of the search” (il disco più venduto in Inghilterra nel 2004 per la categorie “solista femminile”): fila via tutto d’un fiato, culla il sonno e i pensieri, rilassa ed emoziona. Un bel lavoro che lascia trasparire tutto il valore di un artista ancora giovanissima (22 anni) e suggerisce, vista l’età e visti i risultati, di tenere un posto alla Melua nell’Olimpo delle cantautrici: se la maturità la porterà a comporre canzoni più complesse e ricercate, state certi che sentiremo parlare a lungo di lei. Per il momento, ci bastino le armonie celestiali di “Nine million bicycles”, “I cried for you”, “Spider’s web” e chi più ne ha più ne metta: la ragazza sta crescendo e non resta che augurarle di non perdere mai la strada che sta affrontando con tanta qualità.
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