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THE KNIFE
Silent Shout
label: Rabid Records (2006)
formato: CD
genere: synth-pop, electronic, idm
riferimenti: Röyksopp
links: http://www.theknife.net/
voto: 7
Se gli anni Novanta sono stati connotati dal recupero di un certo stile dei Settanta, il nuovo millennio si è sicuramente aperto all'insegna di un "pericoloso" revival della decade successiva. Il duo svedese The Knife esordisce nel 2001 e in sole tre mosse è capace di realizzare un solido compendio di synth-pop anni Ottanta che va al di là della semplice emulazione.
I fratelli Dreijer (Olof e Karin) lavorano in totale autonomia grazie alla loro etichetta indipendente (Rabid Records) e appaiono fermamente decisi a non ripetersi mai, anche attraverso la decostruzione della propria immagine (che poi potrebbe anche significare "crearsi" un'immagine - ma questo è un altro discorso e al momento non ci riguarda). Se l'omonimo album d'esordio ammiccava in modo più o meno evidente a Bjork (soprattutto per lo stile di canto di Karin che le rendeva omaggio), il successivo Deep Cuts è qualcosa di completamente diverso: sembra addirittura uno scherzo (di dubbio gusto) pop (specie se ci si ferma al primo ascolto).
Inutile dire (quindi) che il nuovo Silent Shout è qualcosa di ancora una volta mutevole rispetto ai suoi predecessori. Laddove The Knife e Deep Cuts erano però accomunati dalla spiccata voce (e "presenza") di Karin (riflessiva e matura nel primo, ragazzina impertinente nel secondo), Silent Shout è invece un disco freddissimo nel quale le voci sono sempre filtrate e distorte, rese irriconoscibili (spesso sovrapposte). Olof canta su più brani e sembra un cavernicolo, un uomo delle nevi (Silent Shout e One Hit); mentre Karin è sia un'eterea ed algida fata dei boschi innevati (Na Na Na e From Off To On) che un folletto digitale (The Captain e We Share Our Mother's Health).
Ed è proprio ai nordici paesaggi innevati da cui provengono i due autori che rimandano le sonorità dell'album. Le atmosfere sono oscure e sognanti per via di reiterate linee di synth che calcano sempre lo stesso percorso, di scricchiolii e fruscii (che possono suggerire il soffio del vento tra gli arbusti), di palpiti elettronici, e di percussioni digitali che denotano in alcuni passaggi veri e propri ritmi tribali (rendendo l'idea di passeggiate notturne tra i boschi di strane e deformi creature come si vedono nel video della title-track).
Si può affermare che i numi tutelari di questo duo nordeuropeo sono The Human League e Depeche Mode (inutile citare gli onnipresenti Kraftwerk, poiché - per quanto retorico - è davvero inevitabile non ricondurre qualcosa ad essi quando si tratta di elettronica), ma ciò che sorprende maggiormente è che Olof e Karin sembrano realmente capaci di poter giocare a proprio piacimento con gli elementi a loro disposizione (Like a Pen è una gemma preziosissima).
Nulla di nuovo sotto questa superficie innevata? Probabilmente è così, ma (al contempo) nulla è fuori posto.
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  maggio 2006
 
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