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LCD SOUNDSYSTEM recensione LCD LCD
LCD Soundsystem recensione Soundsystem
label: DFA / EMI (2005)
formato: 2CD
genere: Punk-Fun(k)
riferimenti: The Rapture, !!!, Can, Primal Scream, New Order, Dj Hell, Two Lone Swordsmen, Daft Punk
links: http://www.dfarecords.com/
voto: 8
La prima bomba del 2005. Puro e sporco NY Sound. Arriva finalmente il tanto atteso album d’esordio di James Murphy aka Lcd Soundsystem, ineccepibilmente omonimo. Sì, perché qui dentro ci sta tutto quello fatto dal nostro fin qui nel suo epico viaggio in solitaria, ovvero non da produttore sotto la luccicante insegna DFA che conduce splendidamente in coppia con l’inglese Tim Goldsworthy e di cui è uscita recentemente la seconda immensa raccolta, ma da compositore-esecutore post-moderno; che tutto prende e tutto ricicla, in un’opera naturalmente mastodontica e camaleontica. Nel secondo cd difatti sono presenti tutti i singoli sfornati fin qui da James, mentre nel primo tutti pezzi inediti. E partiamo proprio da qui. Si aprono le danze con Daft Punk is Playing at My House, puro divertito manifesto programmatico ed allo stesso tempo sincera ammissione di colpa di questo ex indie-rocker, che con questo pezzo intende (anche dal punto di vista del testo evidentemente) indicare la nuova via del suono di oggi (I show you the roads canta) ed al contempo mostrare il proprio esaltante modus operandi, che mischia rock, funk e disco in una miscela ad alto potenziale esplosivo. Altri ottimi pezzi del primo disco sono Too much Love, , inebriante ed intrigante con un sound intimamente e sottilmente erotico che si insinua sotto pelle ed il singolo Movement, un trascinante numero punk-funk da spasmi post-adolescenziali. Sorprendono poi l’ottima ballata beatlesiana Never as Tired as When I’m Waking Up, vicina pure a certi ultimi Mercury Rev nel suo soave sinfonismo e la darkwave di Thrills, oscura favola gotica con traiettorie simili al Dj Hell di NY Muscle. A chiudere questo prima parte infine la stupenda Great Release, aperta da abbaglianti tocchi di piano su tappeto elettro che poi si dispiegano su di una voce che sembra giungere dal nulla ed il pezzo si lib(e)ra così verso l’infinito come in una jam psichedelica tra Can e Jefferson Airplane.
Il secondo disco, quello dei singoli già noti ai più informati, si apre con un botto, uno sporchissimo groove made in New York; è la straclassica Losing my Edge, una dichiarazione d’intenti in rima, una dichiarazione d’amore alla musica tutta, un precipitato delle sconfinate citazioni del nostro, che si incendia nell’ultracaldo finale. A seguire un altro classico, la marziale Beat Connection, un funk al calor bianco molto eighties nel suo incedere straziante, con il raddoppio di una robotica voce femminile che circuisce il tutto. Give it Up e Tired sono due pezzi ultragarage ad alto tasso adrenalinico, robe da Stooges futuristici; Iggy con i Ray Ban in studio con i Suicide prodotti da Van Helden. E poi Yeah: bassi sinuosi e dondolanti peggio che nel funky, onde sonore che si dischiudono tutt’attorno, yeah ripetuti a go go, raggi luminosi in un caleidoscopio di suoni, un l.s.d. soundsystem alla fine. Riprodotta poi dalla pretentious version (strumentale), variazione deep house dello stesso tema, ancora più meticcia ed ipnotica nelle cadenze. Infine yr city’s a sucker, base di nove e passa minuti fortemente old skool su cui si innerva un cantato-rappato tostissimo, robe da Public Enemy - Beastie Boys.
Si potrebbe definirlo punk del 2005, se l’espressione punk non avesse perso ogni connotazione minimamente positiva per risultare solo comica e ridicola; una farsa tra macchiette californiane ed epigoni ancor più tristi europei; per dirla alla David Thomas oggi anche il presidente degli Stati Uniti d’America è un punk… E allora meglio definirlo rock’n’roll del 2005; perché riesce pienamente ad assolvere oggi (dove tanti fanno solo finta di suonarlo il rock) la funzione di quel linguaggio universale che ha marcato a fuoco la seconda metà del Novecento; ovvero riesce a farci muovere fisicamente, mentalmente e spiritualmente.
Quattro punti esclamativi.

- Allora, amico mio, seguendo l’esempio dei Fenici, stabilivi la rotta in base agli astri?
- No, rispose Menippo, ho viaggiato proprio negli astri.
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  febbraio 2005
 
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