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LIARS
Drum's Not Dead

Label: Mute (2006)
formato: CD
genere: alternative rock
riferimenti: Les Savy Fav, The Apes, Ex Models, Panthers
links: http://www.liarsliarsliars.com/
voto: 9

Mai mi ero compiaciuto così tanto di questa guerra sotterranea descritta dai Liars, una guerra che fin dalle prime note di "Be quiet Mr. Heart Attack!" si prepara silenziosa e che frastorna lentamente, con decisione e tentativi ripetuti. Si sta per andare in guerra. Una guerra santa. Una guerra che distruggerà il mondo intero e annienterà ogni sentimentalismo, ogni pacifismo, ogni cultura. Si combatte! Faccia a faccia, senza esclusione di colpi. Un'istinto macabro predomina su ogni tipo di razionalità, ma non distrugge la dignità. In "Let's not Wrestle Mr. Heart Atack" ritorna un motivo noto, strappato dalla colonna sonora di "8 e 1/2" di Nino Rota, una malinconia cittadina, dove l'uomo che si sente solo nella metropoli ora trova motivazione. Era la scena in cui il piccolo Guido (Mastroianni/Fellini) ricordava la sua casa d'infanzia, dove tanti quadri di avi (e quindi fantasmi) colmavano le mura bianche. Quanti morti ci siamo lasciati alle spalle... quanta desolazione... quanto amore abbiamo ucciso... tutti questi fantasmi ritornano a vivere nel linguaggio più preistorico.
I Liars dentro il nostro codice genetico ritornano alla radice del nostro albero genealogico ed estraggono alla luce dei nostri occhi antiche paure insinuate nel nostro inconscio da milioni di anni. Il cielo si sgombra momentaneamente dal sangue divino versato sugli uomini e in nome di un Dio Supremo si svolgono sacrifici pastorali ("Drum Gets A Glimpse") e riti voodoo ("It Fit When I Was A Kid"). L'impressione è che il nemico sia tra di noi, che il nostro vicino di casa abbia indossato un abito non suo ("The wrong coat" appunto), che la prossima autobomba possa esplodere per noi. E' onnipresente la crisi di coscienza di una società intera in questo album, spaventata, atterrita da questo terrorismo, da questa mancanza di rispetto per le culture altrui, dove le differenze non vengono mai valorizzate ma marcate ed è questo il vero integralismo; c'è la minaccia di una visione post-atomica, dove i morti sembrano crescere come fiori in un campo desolato ("It's all blooming now Mr. Heart Attack"). I tamburi non sono morti, sono il mezzo con cui noi riusciamo a sfogare la nostra rabbia, la nostra incomprensione, la nostra mancanza di comunicazione, la nostra inconcludenza. Una chitarra folk accompagna una preghiera in "You, drum" ma nulla di positivo riecheggia nei nostri futuri, come ci suggerisce "To hold you, drum". In questo assetto tribale da ballata punica i Liars mettono la firma al secondo capolavoro consecutivo dopo "They were wrong, so we drowned", ora sta ad Angus Andrew e compagnia a non scendere di gradino.
Spettacolari Liars, non c'è altro da dire.

invia la tua recensione Francesco Iannò
  febbraio 2006
 
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