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THE LIBERTINES recensione Libertines
The Libertines recensione Libertinessione Soundsystem
label: Rough Trade (2004)
formato: CD
genere: indie rock, pop'n'roll
riferimenti: Smiths, Jam, Clash, The Strokes, Supergrass, The Datsuns, The Coral, The Vines
links: http://www.thelibertines.org.uk/
voto: 9
E' fine 2002 quando pochi giorni prima dell'uscita del loro disco d'esordio,
alla festa di Rough Trade a Milano vedo live i Libertines. Suonano 40 minuti
e molti fanno facce schifate. Io quella stessa settimana nel corso delle
altre sere vedrò live Coldplay, Queens Of The Stone Age e Oasis. Niente mi
farà girare la testa come quei 40 minuti. Suoni confusi e ruvidi che sembrano far apparire sul palco a rotazione astratti special guest del calibro di Kinks, Jam e Smiths su tutti. Pochi giorni dopo usicrà "Up the braket" e, manco a dirlo, non deluderà minimamente le mie aspettaive. Segue un anno emmezzo di pausa in cui la coppia Pete&Carl si impegna non poco per finire a cadenza settimanale sui maggiori quotidiani inglesi. Tutti a seguire le vicende della formidabile coppia da telenovela Pete&Carl e quasi ci si dimentica che questi stessi ragazzi hanno sfornato un esordio che profuma già di classico.
Insomma droga (con la D maiuscola), furto con scasso, incidenti(con in mezzo un ottimo singolo come "Dont look back into the sun", che non apparirà su nessun disco, e un paio di collaborazioni) e, si teme, tanti saluti a tutti.

Invece ecco fra le mani altre 14 tracce della band attualmente più chiacchierata in Inghilterra, curate da Mr. Mick Jones, che aveva anticipato tutti dichiarando: "Un disco bello come questo esce una sola volta ogni generazione. Lo avete avuto con i Clash e adesso è il turno dei Libertines". Si parte con "can't stand me now", primo singolo estratto, e questo e i primi tre brani in generale scorrono via lisci nella loro piacevolissima semplicità pur non sconvolgendo per intensità.
E' quando si arriva a "the man who would be king", con l'auto-plagio iniziale della loro precedente "tell the king", che si capisce il vero potenziale di questo gruppo. Pura poesia. Da rimanere schiacciati.
Si continua con "music when the lights go out", un'ottima ballata acustica in puro stile Libertines. I ritmi poi tornano alti con "narcissist" e "ha ha wall", uno dei migliori episodi dell'album.
Deliziosa inoltre "what katie did" che,come per altre canzoni dell'album, avevamo già avuto la fortuna di ascoltare mesi fa in versione demo su alcune session che pete metteva in rete per i fan.
I Libertines nonostante una ventina di mesi di ordinaria pazzia e sconvolgimenti riescono a sfornare un ottimo disco almeno all'altezza di "Up the braket".
Molti hanno criticato gli Strokes e il loro "Room on fire" per essere una copia esatta del loro primo venuto "Is this It". Stessa cosa si potrebbe fare per i Libertines che di certo non abbondano, in questo loro secondo capitolo, in sperimentazione e originalità. La differenza sta tutta nel fatto che questo disco è talmente pieno di deliziose melodie e piccole perle che ogni critica sarebbe inutile. In questo caso l'unico augurio è che continuino a sfornare album di questo livello.

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  agosto 2004
 
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