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LISA GERRARD / PATRICK CASSIDY
Immortal Memorystem
label: 4AD (2004)
formato: CD
genere: ethereal / ethnic / folk / world fusion
riferimenti: Dead Can Dance, Elizabeth Frazer
links: http://www.lisagerrard.com/
voto: 6.5

Oggi, in palestra, facevano spinning con la colonna sonora de "L'ultimo dei mohicani" dei Clannad. Per un attimo ho chiuso gli occhi e ho immaginato di essere altrove: voglia di epica e fantasia, di camminare sulla brughiera, di laghi e cieli nordici; sarà che l'attesa per vedere "Il ritorno del re" si allunga sempre di più (perché, qui a Bologna, non si riesce ancora ad entrare a meno di prenotare con giorni di distanza).
Capita pertanto a proposito l'uscita dell'ultimo disco di Lisa Gerrard, "Immortal Memory". Riascoltare la voce di Lisa Gerrard offre sempre una certa emozione, e dico la voce, pertanto la recente colonna sonora di "Whalerider" non conta, non avendo praticamente traccia di quella voce, oltre ad essere in sé un lavoro mediocre. Che la sua voce e la sua musica fossero evocative se ne era già accorta l'industria cinematografica, dopo avere appunto tentato con Clannad e Enya. Il primo prodotto di tale attenzione è stato la colonna sonora di "The Insider": seppure derivata dal "Duality" con Pieter Bourke, è tra le colonne sonore più profonde e adatte alla drammatica progressione di eventi che portano alla disperazione personale del protagonista; e poi il pezzo nel "Gladiatore", forse cosa migliore di quel film.
Il nuovo disco non sorprende ma non smentisce le attese; è comunque forte di un ritorno ad un rigore e una ricerca della purezza a cui la Gerrard ci aveva abituati prima dell'esposizione hollywoodiana. E' stato realizzato assieme a Patrick Cassidy, musicista classico irlandese (a me sconosciuto); dopo la separazione dell'ex compagno nei Dead Can Dance, Brendan Perry, da sempre più orientato alla ballad dark folk, la Gerrad ha sempre continuato ad esplorare terreni meno rock e idealmente più vicini alla colonna sonora per ipotetici cicli mitologici nordici, tracce comunque già presenti in molta musica dei Dead Can Dance. Anche nel caso di Immortal Memory a prevalere sono i canti ispirati dalla mitologia irlandese, i salmi ecclesiastici, le litanie in aramaico, Yeats e Milton. Insomma, ormai più niente di particolarmente nuovo e a tratti la noia sembrerebbe avere il sopravvento, se non fosse che quella voce e l'abilità nel creare tali atmosfere meritano Rispetto. E allora le emozioni riaffiorano come sempre.
E quindi, chiudiamo gli occhi...

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  marzo 2004
 
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