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LORNA
Static Patterns and Souvenirs
label: Words On Music (2005)
formato: CD (11 tks - 52:51)
genere: slow core, post-rock
riferimenti: Mojave 3, Coastal, Piano Magic
links: http://www.lornamusic.co.uk/
voto: 7.3
I Lorna arrivano da Nottingham e presentano il loro secondo album edito da Words On Music, “Static Patterns and Souvenirs” racchiude tutte le essenziali caratteristiche del suono di questo estroso quartetto inglese. Partendo da melodie soffuse e ritmi confortevoli la loro musica si estende su varie frange stilistiche, partiture leggere che si dissolvono nell’etere rilasciando mellifere elegie a volte dimesse altre volte più raggianti.
“Understanding Heavy Metal Parts I and II” si apre diluendosi tra il cantato dream pop di James Allen ed il controcanto languido di Sharon Cohen, tra le trasparenti corde di una chitarra portante si creano delicati paessaggi insulari dipinti da una tromba ed un’armonica, e lucidati nella seconda parte da micro pulsazioni glitchy. Subito dopo la contemplazione sonora si fa sospirosa e malinconica, “Homerun” dilata il suo languore levigando i sensi e rallentando l’oblio. “The Last Mosquito Fight Of Summer” cambia ritmo e sale su affascinanti scenografie tonali, risulta essere davvero piacevole l’intreccio alare tra le chitarre ed i synths.
Spunta il banjo tra le distese country-folk di “Remarkable Things”, ancora una brillante carezza, un brano che si ispira ad una favola di John McGregor, che narra di immaginari giochi fanciulleschi in un piccolo borgo inglese. Staccata da terra è la successiva “Swans”, gli abbandoni canori di Sharon portano lontano, e la tromba riprende a sorvolare sirene incantate dal soffio bucolico dell’armonica.
Con “The Swimmer” i tessuti sonori si impreziosiscono ora di tessuti bordati da un timido flauto, una banjo riflessivo e sciami di impulsi iridescenti, mentre “Be Forever” trova un comodo ricovero nelle inebrianti inflessioni del duetto Cohen/Allen. Anche il freddo ha il suo lato solare con “Snow Song”, esecuzione scevra degli arrangiamenti più articolati, ma intenta a portare a termine una ballata capace di sfiorare anche remote sensazioni. “Will You Still Love Me Yesterday” resta a fissare una flebile fiamma acustica attorno alla quale concentrare testi passionali e ardenti rimiscenze. La triste e dimenticata storia di Laika, il cane sovietico mandato nello spazio, viene tradotta in musica da questa “He Dreams of Spaceships” che ci rimanda alle aurore sospese di Belle & Sebastien. Dulcis in fundo… con “Illuminations” spuntano germogli carichi di intensità, una lentezza possente che avanza placida su registri post-rock, un vibrafono di rugiada ed una muted trumpet che vanno ad infiammare nel finale una coda sperimentale Bark Psychosis-iana.
Un acquerello polionirico che non deve mancare tra i collezionisti dei Coastal, Piano Magic o Mojave 3.
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  aprile 2005
 
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