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MANDO DIAO recensione
MANDO DIAO MANDO DIAO
Bring 'Em In |
label: Capitol Records / Majesty (2003)
formato: CD
genere: Garage, Mod, R&B
riferimenti: Kinks, the Sonics, Animals, the Hives
links: http://www.mando-diao.com/
voto: 8 |
A sentire le prime note di Sheepdog
e a vedere la durata del Cd ( poco più di 38 minuti)
, l'impatto è quello della classica band svedese innamorata
di quel garage targato anni 60 tanto di moda nell'ultimo periodo.
Non bisogna farsi ingannare perché la maturità
di questi ragazzi e la confidenza con la quale si muovono
all'interno del repertorio Garage, Mod e R&B rende il
loro esordio tra i migliori degli ultimi mesi,ben lontano
dal semplice esercizio di puro revival.
Scelto come primo video, Sheepdog è il loro biglietto
da visita e passando a orari notturni improbabili riesce a
smuoverti dal divano grazie al suono sporco delle chitarre
e gli immancabili "yeah yeah yeah", anche se rimane
inizialmente il dubbio di avere davanti i nuovi Hives.
Non è così:la prima cosa evidente è la
voce tagliente di Gustaf che ricorda a tratti il miglior Ray
Davies , fino ad arrivare a quella più calda di Bjorn
che rievoca quella di Eric Burdon; Little boy Jr e Lady ne
sono due splendidi esempi fino ad arrivare al coro di To China
with love chiusura da vera e propria British Invasion che
nella versione live dovrebbe rendere al meglio.
Chitarre spesso in distorsione e l'organo hammond dietro l'angolo
sono accompagnati da melodie irresistibili, dimostrazione
che anche all'interno del Pop riescono a muoversi con una
certa disinvoltura; come del resto in Motown blood (chiaro
tributo ai Them) in cui fanno proprio l' R&B
rendendo visibile che scorre vero sangue Motown nelle loro
vene come nella miglior tradizione Mod.
I cinque ragazzi sono così legati alle loro influenze
che riescono a mescolare sia il suono dei Velvet in Paralyzed
e quello dei Jam in the Band (uno dei pezzi più trascinanti),
nel primo caso sembra di trovarsi quasi davanti ad un nuovo
singolo degli Strokes; per non dimenticare gli Stones che
aleggiano sin dalle prime note di P.U.S.A. Anche in questi
casi non si può criticare i MD di scarsa originalità
visto che riescono sempre a ricreare certi paesaggi sixites
con grande energia e semplicità.
Evidente come i primi accordi selvaggi di Sweet ride sembrano
usciti dalla penna dei fratelli Davies, ma non per questo
risultano banali e vittime dei loro riferimenti, ogni canzone
e ogni ritornello rimane subito inchiodato in testa e questo
è il loro primo pregio.
Ora rimane solo una classica ballata in stile Oasis a chiudere
il CD ( lauren's cathedral), pezzo che strizza l'occhio al
brit-pop ma è la voce rabbiosa di Bjorn e l'organo
di Daniel a fare la differenza e anche quest'ultima prova
è stata superata a pieni voti.
Potrebbero essere tra le migliori scoperte di questo 2004
e sarebbe un peccato venissero catalogati insieme a gente
come the Vines, the Datsuns e Jet per poi essere messi in
cantina e dimenticati in un paio di stagioni; i MD non hanno
la pretesa di essere l'ennesima "next big thing"
perché qui l'attitudine e l'istinto sono più
simili a quelli dei Coral, e per questo ci si può anche
creare delle grosse aspettative. |
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