Tagliano il traguardo del terzo album i Marble Valley, band che vede nelle vesti di cantante e leader, il barbuto ex batterista dei magnifici Pavement, mr. Steve West.
E’ bene chiarire subito le cose: qui siamo lontani anni luce dalle magiche atmosfere che Malkmus e soci ci hanno saputo regalare nel corso di quasi 10 anni di onorata carriera; ci troviamo di fronte invece ad un onesto disco di puro e cristallino indie–rock (condito da un discreto uso di synth e tastierine elettroniche varie e da una giusta dose di cazzeggio), che forse non farà gridare al miracolo, ma, ne siamo certi, allieterà le afose serate estive di non pochi estimatori del genere.
Le fonti di ispirazione a cui West e soci si sono abbeverati per la realizzazione dell’album sono più che nobili: si va dai Folk Implosion di I Could Drink An Ocean, che costituisce uno dei picchi compositivi dell’intero lavoro, alle derive electro-wave di Computer Man e Rocket Ship, passando per il gustoso cocktail a base di Pavement e Guided By Voices di Fag & Ah light.
Lo scazzato indie-blues C’mon Everybody e le atmosfere dimesse di Diary Of A Stone Mason poi, sembrano provenire dritte dritte dal repertorio degli Halo Benders (nel foglietto informativo allegato al promo, Calvin Johnson non compare tra gli ospiti, ma la voce, giuro, sembra proprio la sua). Con qualche caduta di tono in meno (Wild Yams e Another Round, semplicemente irritanti) e con un po’ di personalità in più, i Marble Valley hanno tutte le carte in regola per diventare una realtà importante nell’ambito del rock indipendente americano.
Staremo a vedere, ma nel frattempo: gimme, gimme indie rock!
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