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MARK LANEGAN BAND
Bubblegum |
label: Beggars Banquet (2004)
formato: CD
genere: Indie Rock
riferimenti: QOTSA, Screaming Trees
links: http://www.marklanegan.com/
voto: 9 |
“Bubblegum”…e
tutti a pensare ad un simpatico scherzo del nostro, vista
la poca attinenza di un titolo così ( che al massimo
può andare per un disco delle Lollipop, se esistono
ancora ) con la sua poetica, da sempre misteriosa e decadente.
E invece no: Lanegan si rimette in gioco con tanta autoironia
e con la solita, intramontabile classe. A supportarlo poi
una “Band” ( altra novità ) composta di
alcuni tra i migliori talenti del rock americano, vedi la
nutrita combriccola del Rancho de la Luna ( QOTSA, Goss e
Catching ), Stradlin e McKagan ( ex Guns’n Roses ),
più PJ Harvey e Greg Dulli.
Così tutto quadra in questo che pare essere il disco
dai contorni più “solari”, quello più
smaccatamente pop della sua carriera solista.
E infatti, come a voler smentire quanto detto, si palesa il
primo brano, “When your number isn’t up”:
lento incedere di organo appoggiato su di uno scarno beat
e il consueto ruvido e cupo vocalizzo da crooner di Mark.
Il tiro delle composizioni è davvero nuovo: sono più
spigliate, e colpiscono dritto il bersaglio, come mai era
avvenuto prima. Esemplare è “Hit the city”,
che scopre Pj Harvey rincorrere Lanegan in un duetto serrato,
seguendo un riff asciutto ma molto efficace. E poi la nota
“Metamphetamine blues”, dall’ ep che ha
preceduto il disco, o “Wedding dress”, che eleva
una sorta di canto sciamanico condensando psichedelia desertica
in tre minuti.
Sempre impeccabili poi le evocative litanie blues distillate
nei passaggi di “Morning glory wine” e “Out
of nowhere”, o nell’ omaggio a Little Willie John.
Ad essere cambiata è però la vena compositiva
di Mark Lanegan, che forse è finalmente giunto a compromessi
con certi suoi demoni, metabolizzando in modo positivo quel
disagio che una volta rendeva la sua musica oscura, e il suo
porsi sempre così impenetrabile.
I picchi di questo album -che a dirla tutta così solare
proprio non è- vanno cercati laddove si apre uno spiraglio
verso la vita ( amata ora totalmente, fino in fondo), laddove
la fragilità e l’errore sono vissuti con serenità
e virile spiritualità. La sequenza che va da “One
hundred days” a “ Strange religion”, compresa
“Bombed”, raccoglie alcune tra le cose migliori
della discografia di Lanegan, a tutt’oggi uno dei più
ispirati cantautori americani, tra i pochi sopravvissuti dell’
era grunge a sapersi rinnovare con spirito e motivazione.
Uno cui affidare l’ eredità musicale lasciata
dai grandi del passato, uno su cui puntare ad occhi chiusi,
almeno per i prossimi cinquant’ anni. |
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