| L’anno 2005 si annuncia
all’insegna del grande ritorno delle alternative italiane.
Dopo tocca a Afterhours e Subsonica, ma noi cominciamo dai
Marlene Kuntz. Perso Dan Solo, in formazione dai tempi cupi
e acidi de “Il Vile” (’96), è così
rimasto l’immarcescibile trio Godano/Bergia/Tesio a
testimoniare la continuità di quanto iniziato nell’ormai
“lontano” 1990. Dopo quindici anni “ab Marlene
condita”, ben undici di carriera discografica a partire
da “Catartica” del ‘94, seguito da “Il
Vile” e “Ho Ucciso Paranoia”, dopo il frettoloso
“Che Cosa Vedi” (che tuttavia poteva vantare un
brano incredibile, “Cara E’ La Fine”), e
dopo l’adulto “Senza Peso”, il sesto album
in studio dei piemontesi non ha blandizie da vendere, né
concessioni facili a un gusto medio dominante. Al di qua di
una “Bellezza” che sfoca la lente Sonic Youth
e si mette in asse all’obiettivo Nick Cave - una dissolvenza
incrociata alla cui luce si spiega molto degli ultimi Marlene
Kuntz - sta una “La Lira Di Narciso” la quale
direttamente al vate australiano si va a ricongiungere nel
suo ovattato avello. Oltre al lato spleen dei Marlene colorato
di nera bile - “Mondo Cattivo”, “A Chi Succhia”
e “Nel Peggio”, nuova odissea nello strazio quasi
cinque anni dopo - c’è il lato illuminazione
che li circonfonde ne “Il Solitario”, “Amen”,
“Il Sorriso”, “L’inganno” e,
ingenerando verbosismo ellittico - ricercatissimo nel linguaggio
aulico, generoso di figure retoriche -, sfocia nella messe
sonora simbolista proprio di “Bellezza”. “La
Cognizione del Dolore” è addirittura un remake
di Gadda. Peccato solo per una cosa: la curiosità intellettuale
lambisce pericolosamente il manierismo. Niente più
o quasi più niente ha lo slancio vibrante di “Catartica”,
nessuna nuova “Nuotando Nell’Aria”, ammesso
che la si aspettasse (quella è, a detta di chi scrive,
la migliore canzone rock italiana in assoluto). Non è
questo l’album della maturità di cui si va commentando
dai tempi di “Ho Ucciso Paranoia”, ed era sei
anni fa, quel ruolo, semmai, spetterebbe più a “Senza
Peso”. “Bianco Sporco” è un disco
con un’identità di passaggio. Attraverso il guado,
verso una nuova musica d’autore. Con l’auspicio
che flettano la retorica e non si genuflettano alla retorica,
auguriamo ai cuneesi di passarlo poi in scioltezza, codesto
guado. |