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MATMOS recensione MATMOS MATMOS
A Chance To Cut Is A Chance To Cure
label: Matador (2001)
formato: CD
genere: electronica
riferimenti: Fennesz, Kid 606, Autechre, Oval
links: http://www.brainwashed.com/matmos/
voto: 8.5
'C’è più ragione nella tua carne che nella tua migliore saggezza ? (Nietzsche)'.

M.C. Schmidt a Drew Daniel, paladini della cosiddetta Intelligent Dance Music (mai definizione fu più insulsa), confezionano nel 2001, dopo il pur valido Quasi object, il loro capolavoro: A chance to cut is a chance to cure. I due, entrambi figli di medici, questa volta usano materiale di
partenza proveniente da sale operatorie, studi medici, laboratori: un viaggio intorno al corpo e dentro il corpo che Asimov aveva prefigurato, ma che nessun musicista aveva ancora intrapreso. Un viaggio resosi necessario dopo che, dal dopoguerra fino agli albori del nuovo millennio, e con urgenza sempre maggiore, letteratura (il post-moderno ed il cyberpunk), pittura (Bacon), fotografia (Serrano), e cinema (Cronenberg e Greenaway) ci hanno mostrato la bellezza della Carne, la poetica degli Organi, il Sangue come feticcio. Un lavoro concettuale quindi, ma non per questo meno godibile. Il duo elettronico raccoglie il materiale in sala operatoria, ma è poi nella quiete domestica che inizia ad operare un lavoro di taglia e cuci caro a Burroughs e Gysin che lo trasforma sino a renderlo a stento riconoscibile, e, forse per questo, più fruibile.
Il disco si articola in sette frammenti che è bene analizzare singolarmente:
- LIPOSTUDIO...AND SO ON- Benvenuti al Fight Club.
Il pezzo è costruito utilizzando i suoni registrati durante un’operazione di liposuzione: Tyler Durden usava il grasso proveniente dalle liposuzioni per farne sapone da rivendere alle donne che di quel grasso si erano disfatte. Schmidt e Daniel , analogamente, usano i suoni delle liposuzioni per farne musica da offrire alle orecchie affamate e un po’ snob dei figli di quella società (dello spettacolo?) che il grasso lo rifiuta. Ad alleggerire l’atmosfera, altrimenti morbosa, ci pensano chitarre suonate in vario modo, voci e campionamenti.
- L.A.S.I.K.-De Lillo ed il Rumore Bianco.
Il materiale di partenza è registrato durante un’operazione di chirurgia Laser dell’occhio. Forse il brano meno riuscito dell?album, spesso i suoni si fondono e confondono dando una sensazione di rumore bianco che risulta difficile definire piacevole.
- SPONDEE-Dante e la Disco Inferno.
Viene in mente Dante e la sua legge del contrappasso sentendo una dottoressa, intenta ad effettuare un test per stabilire la sordità infantile, divenire inconsapevolmente una vocalist da dance-floor. La ripetizione ossessiva di parole spondee (cioè con lo stesso accento sulla prima e la seconda sillaba), accompagnata da un basso pulsante, ci spinge infatti a pompare al massimo
il volume e, ahimè, a divenire un po’ più sordi!
- UR TCHUN TAN TSE QI- Lo Zen e l’arte dell’elettronica.
Questa volta sono gli elettrodi di un detector per agopuntura la fonte d'ispirazione per l'elettronica di S.&D. Le melodie sono modulate sulla pelle di Martin dalle mani del suo amante che muovono i pin del detector lungo i meridiani del suo corpo.
- FOR FELIX (AND ALL THE RATS)-Cage and Cages.
Il capolavoro nel capolavoro. S.&D. scrivono un elegia per il loro topo morto utilizzando come strumento la sua gabbia ormai vuota. Le melodie dell'incipit sono ampie e avvolgenti, trasognate: l'idea di suonare la gabbia con l'archetto è geniale, neanche i Sigur Ros sono mai stati tanto coinvolgenti. La seconda parte del brano, costruita pizzicando le sbarre della gabbia, si fa più
ritmata, sembra di ascoltare una sonata di Cage per piano giocattolo. Il brano prende poi corpo, diviene sempre più convulso, fino alla rabbiosa catarsi finale: dobbiamo ricordare che ogni secondo negli Stati Uniti un animale da laboratorio muore in nome della scienza
- MEMENTO MORI-Ambasciatori, anamorfosi e Silly Symphonies.
Una sonata per teschio umano, spina dorsale di capra, tessuto connettivo e denti finti: mi sono venuti in mente gli scheletri percussionisti di tanti cartoni Disney ed il celebre dipinto di Holbein con il teschio umano deformato in primo piano: tutti dobbiamo morire, ma perchè non riderci sopra?
- CALIFORNIA RHINOPLASTY - Uno, nessuno, centomila.
Regitrazioni di plastiche nasali in tutte le loro varianti sono la base del brano che chiude l'album a cui si aggiunge, non certo senza ironia, una melodia suonata col flauto da naso. Chissà se Vitangelo Moscarda, sottoponendosi ad una rinoplastica, avrebbe riacquistato la sua identità, o se invece, più probabilmente, si sarebbe confuso nella marea di nasi tutti uguali che oramai circolano per ogni dove?
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  giugno 2004
 
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