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MAXIMO PARK
A Certain Trigger
Label: Warp (2005)
formato: CD
genere: Indie Pop
riferimenti: Franz Ferdinand, Green Day, Killers
links: http://www.maximopark.com/
voto: 6.4

“Scriviamo canzoni pop sulla vita reale. Non desideriamo mitologizzare le nostre esistenze”. Chiari e coincisi i Maximo Park, cinque ragazzi di Newcastle alla ribalta con il loro album d’esordio “A Certain Trigger”: parlano della vita reale e non vogliono diventare i nuovi dei del rock ‘n’ roll. Suonano per divertirsi insomma, e le tredici tracce del disco lo dimostrano appieno: voce, chitarra, basso, batteria e tastiera per pezzi tutti (o quasi) brevissimi, diretti, spensierati e senza pretese.
Sono molti i gruppi di riferimento che potremmo tirare in ballo per parlarvi della loro musica: innanzitutto i Franz Ferdinand, anche se i colleghi scozzesi hanno quel qualcosa in più che dà maggior carisma alle canzoni; i Green Day dei primi tempi per la freschezza e l’immediatezza delle canzoni, alcune davvero a cavallo tra il punk e il pop; i Killers, tra i nuovi gruppi, per la particolare irruenza di certi passaggi.
Non è sempre giusto tirare in ballo riferimenti esterni quando si parla di un disco ma in questo caso non possiamo esimerci dal farlo perché, chiariamolo subito, nella loro innegabile bravura i Maximo Park peccano un po’ di carisma musicale: nulla di nuovo, nulla che ti faccia dire “Sono i Maximo Park, senza dubbio” quando ascolti una loro canzone.
Detto questo, con l’estate alle porte, “A Certain Trigger” potrebbe essere l’ideale compagno di viaggio senza troppe pretese per molti appassionati di indie rock: melodie che prendono dal primo ascolto e allietano le orecchie e l’umore, saliscendi chitarristici e vocali che conquistano in più di una occasione (grande prova è “Graffiti” che con la sua intro vincente e la sua imprevedibilità ha raggiunto la 15 posizione nella classifica dei singoli più venduti in Uk), scrosci sonori che contro il caldo sono meglio di una doccia fredda (ascoltare “All Over The Shop” per credere). In un disco tendenzialmente uniforme nelle sonorità spicca la penultima traccia, “Acrobat”, la più lunga con i suoi quattro minuti e quaranta secondi: qui cambia tutto e i Maximo Park sembrano i Jesus And Mary Chain di “Psychocandy”, con cavalcate psichedeliche in grado di rompere le righe di “A Certain Trigger”.
L’esordio dei Maximo Park è, lo ribadisco, un album piacevole che non pretende di essere ricordato troppo a lungo: la potenza di certi passaggi fa venire l’acquolina in bocca immaginando questa band live, magari in un piccolo club. In quel contesto, chi lo sa, magari sono molto più di un buon piatto da consumare fin che è caldo. Il rischio, per ora, è che facciano la fine di un amore estivo che vola via con le nuvole di ottobre.

invia la tua recensione Luca Meneghel
  maggio 2005
 
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