“Scriviamo canzoni pop
sulla vita reale. Non desideriamo mitologizzare le nostre
esistenze”. Chiari e coincisi i Maximo Park, cinque
ragazzi di Newcastle alla ribalta con il loro album d’esordio
“A Certain Trigger”: parlano della vita reale
e non vogliono diventare i nuovi dei del rock ‘n’
roll. Suonano per divertirsi insomma, e le tredici tracce
del disco lo dimostrano appieno: voce, chitarra, basso,
batteria e tastiera per pezzi tutti (o quasi) brevissimi,
diretti, spensierati e senza pretese.
Sono molti i gruppi di riferimento che potremmo tirare in
ballo per parlarvi della loro musica: innanzitutto i Franz
Ferdinand, anche se i colleghi scozzesi hanno quel qualcosa
in più che dà maggior carisma alle canzoni;
i Green Day dei primi tempi per la freschezza e l’immediatezza
delle canzoni, alcune davvero a cavallo tra il punk e il
pop; i Killers, tra i nuovi gruppi, per la particolare irruenza
di certi passaggi.
Non è sempre giusto tirare in ballo riferimenti esterni
quando si parla di un disco ma in questo caso non possiamo
esimerci dal farlo perché, chiariamolo subito, nella
loro innegabile bravura i Maximo Park peccano un po’
di carisma musicale: nulla di nuovo, nulla che ti faccia
dire “Sono i Maximo Park, senza dubbio” quando
ascolti una loro canzone.
Detto questo, con l’estate alle porte, “A Certain
Trigger” potrebbe essere l’ideale compagno di
viaggio senza troppe pretese per molti appassionati di indie
rock: melodie che prendono dal primo ascolto e allietano
le orecchie e l’umore, saliscendi chitarristici e
vocali che conquistano in più di una occasione (grande
prova è “Graffiti” che con la sua intro
vincente e la sua imprevedibilità ha raggiunto la
15 posizione nella classifica dei singoli più venduti
in Uk), scrosci sonori che contro il caldo sono meglio di
una doccia fredda (ascoltare “All Over The Shop”
per credere). In un disco tendenzialmente uniforme nelle
sonorità spicca la penultima traccia, “Acrobat”,
la più lunga con i suoi quattro minuti e quaranta
secondi: qui cambia tutto e i Maximo Park sembrano i Jesus
And Mary Chain di “Psychocandy”, con cavalcate
psichedeliche in grado di rompere le righe di “A Certain
Trigger”.
L’esordio dei Maximo Park è, lo ribadisco,
un album piacevole che non pretende di essere ricordato
troppo a lungo: la potenza di certi passaggi fa venire l’acquolina
in bocca immaginando questa band live, magari in un piccolo
club. In quel contesto, chi lo sa, magari sono molto più
di un buon piatto da consumare fin che è caldo. Il
rischio, per ora, è che facciano la fine di un amore
estivo che vola via con le nuvole di ottobre.
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