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MEAT PUPPETS
Classic Puppets
label: Rykodisc, 2004
formato: CD
genere: Alternative Pop/Rock, Hardcore Punk
riferimenti: Dinosaur Jr., Nirvana, Pavement, Sonic Youth, Husker Du, Minutemen
voto: 8

"Lost on the freeway again…"
Doveva essere bello davvero trovarsi su quelle stesse strade battute, polverose, perdute, con i Meat Puppets di due decenni fa. Senz'altro lisergico, e appagante, l'essere accanto alla band amatissima, tra gli altri, da Kurt Cobain (del quale ricorrono, e ve ne sarete accorti se siete vivi o anche solo leggete giornali, i dieci anni dalla prematura e triste scomparsa), sotto il sole del loro deserto dell'Arizona; qualcosa, insomma, da provare in tempo reale. Miniera di musica, tesoro per due decenni di America alternativa, persino chiave di lettura privilegiata per figurarne certi passaggi cruciali, i Meat Puppets sono, a bocce ferme ormai, il resoconto di qualcosa di unico: un ambiente, un suono e una storia. E con tanto di comune a molto rock alternativo, dalle origini hardcore al distacco creativo da quest'ultimo, dal recupero di una tradizione classica nelle innovazioni formali al passaggio dall'underground a un relativo overground. Quindici minuti di "Unplugged In New York" con i Nirvana a parte, però, i Meat Puppets sono rimasti sempre gruppo di nicchia, da "pochi ma buoni".
"Classic Puppets" è così uno sguardo retrospettivo rivolto loro momento aureo, svolto tra l'altro in modo lineare. La raccolta completa innanzitutto il ciclo Rykodisc dedicato al periodo '81-89, quello più "storico", cioè, coinciso con la permanenza del trio nelle scuderie SST; un lavoro già reso consistente dalle "ristampe +" (integrali con bonus) dei vecchi LP dei Meat Puppets e dalla pubblicazione di un inedito "Live In Montana" (1999). Questi "classici" pupi (nel senso di burattini) di carne così riassunti sono allora l'altrettanto "classica" ciliegina sulla torta. Non cambia nulla, ma la torta si può dire perfetta senza ciliegina finale? Anche solo per decorare, de gustibus …
Diciamo innanzitutto che "Foreign Laws" è il primo brano di una scaletta di ventiquattro, di cui gli ultimi recano la dicitura "previously unreleased"; "Foreign Laws" che non era nel primo album (datato 1982), bensì nel precedente EP "In A Car" (1981), ma le note non lo specificano e si capisce allora come per Rykodisc le due cose vengano a coincidere (la sua ristampa di "Meat Puppets" contiene anche l'intero EP in aggiunta). Per mettere insieme in un solo spasmo i quattordici pezzi dell'album, che andava a 45 giri con una durata complessiva di 21 minuti, Derrick Bostrom (batteria), Curt Kirkwood (chitarra, voce) e Cris Kirkwood (basso) presero acidi che non servivano a sviluppare fotografie e incisero la cosa in diretta nello studio. L'acido non è nemmeno l'anfetamina, tant'è, e queste robe da hippies in viaggio con la corteccia cerebrale si sentono. In H-Eleonore e Blue Green God più di muscoli e nervi c'è un gran roteare di orbite, veloci come nei sogni flippati dalla caffeina di cui racconti il Jim Jarmusch di Coffee And Cigarettes (montaggio bellissimo con gli scatti della testa di Bill Murray che vanno a tempo con l'eloquio dei Wu Tang Clan). Un ictus onirico è questo hardcore suonato da dei beatnick randagi in preda a crisi epilettica, tenuti da una camicia di forza in cui sembrano volersi soffocare, come cani alla catena che con la catena stessa dovessero quasi strozzarsi. Un'esperienza neurologica. Diversa la considerazione da fare su Walking Boss, una cover di quelle che il gruppo suonò solo per ginnastica ma a registratore lasciato acceso dal produttore, Spot. Su questo presunto "incidente" potrebbe per assurdo essere fiorita proprio la prima e più radicale svolta del gruppo.
I Meat Puppets aprivano per i Black Flag prima che a Rollins e Ginn crescessero barba e capelli, così le chiome lunghe dei Kirkwood erano il bersaglio di sputi e tiri di oggetti contundenti da parte di quanti tra gli hardcore kids (tanti) non gradivano, né capivano; va da sé che quel genere e quel pubblico andassero via via sempre più stretti ai tre di Phoenix, finché i Meat Puppets - che tra l'altro sapevano suonare benissimo, e Curt Kirkwood sopra tutti - non se ne allontanarono per tornare a nuove origini. In quel momento smettevano solo di essere hardcore, non di essere punk. "Meat Puppets II" (1983), allora, riscopriva il country, il tex-mex, il bluegrass da un'altra sponda, una sponda non classica, un sponda ancora da definirsi alternativa. "Lost" è una ballata da cowboy con il giusto sale ritmico punk, splendida come "Plateau", che ha un arpeggio di vimini e il finale di un'utopica e lancinante bellezza. Tutte e due sono bizzarre, tutte e due visionarie. In questa musica c'era un immanente senso del soprannaturale, come una forza suggestiva e immaginifica, degli spiriti che sgorgassero in diretta dagli strumenti, dalla voce, dai nastri: di un al di là parla anche una "Lake Of Fire" ispirata alle avventure di Tom Sawyer. Infine "The Whistling Song", un country rock distorto e fischiettato come dal titolo. La vita nuova dei Meat Puppets fu un segno dei tempi e si avverte vivissima ancora oggi la grande frattura rispetto ai primi abbrustolenti mozziconi, persino più netta all'esame delle tracce qui selezionate perché scelte a discapito di "Split Myself In Two" e di "New Gods", i due country punk più infiammati in quella meraviglia di un secondo LP che dovete procurarvi se avete anche il minimo interesse in uno dei più originali gruppi alternativi d'America.
Per espansione della psiche, il successivo "Up On The Sun" (1985) è persino più ricco, da applausi sia per la registrazione, tra l'altro avvenuta in soli tre giorni tre, che per la tecnica strumentale. Ecco i suoi gioielli: tra la lisergica title track (paragoni infiniti coi Grateful Dead) e "Enchanted Porkfist", un continuo ricambio di stile all'interno dello stesso brano, c'è forse la canzone forse più bella tra tutte quante, cioè Swimming Ground; qui il lavoro della chitarra è di qualità assoluta, a partire dal riff con le sue ondulazioni lubrificate (il resto è un coast to coast sulle corpo dello strumento senza sbavature, senza una nota di troppo, tutto fantasia). "Two Rivers" chiude l'excursus sul terzo LP, ultima tra le quattro tracce da un "Up On The Sun" per il quale si è andati sul meglio non tenendo conto del suo lato funky, però vivo e pulsante nel suo arco completo. Comprensibile, visto lo spazio.
Prima del successivo "Mirage" venne la volta del mini "Out My Way" (1985), testatore del livello raggiunto con il brano che gli diede il titolo e il rock and roll imbastardito di "On The Move" (solo nella versione Rykodisc, con la cover di "Burn The Honky Tonk Down" di George Jones)."Mirage" (1986) sarà album di transizione; la sua essenza sfugge e si riverbera come quelle visioni fugaci del deserto che volle evocare. I suoi episodi sono molto eterogenei, caratteristica naturale dei Meat Puppets e lì quasi estremizzata: mentre "Confusion Fog" è un numero campagnolo che su "II" sarebbe stato in carrozza, "Get On Down" è un tentativo di suonare pop in modo strabico e allettante (lo sarà la "We Don't Exist" del 1994).
Più mirato "Huevos" (1988), omaggio esplicito agli ZZ Top. I riff hillybilly, sudisti e boogie di Billy Gibbons sono il riferimento per "Look At The Rain", classico nei classici. Derrick Bostrom, firmatario delle note dell'antologia, definisce "Sexy Music" un "peana al populismo rock": i Meat Puppets suonavano adesso un roots rock pieno di quelle "visioni ultraterrene che riempiono la testa" e di quelle insolazioni psichedeliche che ne rendevano inafferrabile il segreto, bravura tecnica a parte. Musica capace davvero di "svelare la mente", di partorire nuovi mondi e dei: secondo alcuni l'album delle uova è il capolavoro maturo. Intanto il mondo indipendente dell'America degli anni '80 si apprestava a divenire la più attrezzata, giovane e cospicua Nazione Alternativa. Il concerto nel Montana, pubblicato nel 1999, risale al 1987 e fu registrato dal banco del mixer ("Doug Rey Me" è una cover). A questo punto, i Meat Puppets produssero il loro ultimo LP indipendente, "Monsters" (1989), un riassestamento in direzione rock e rhythm&blues anni '70 la cui incisione forse non risultava del tutto soddisfacente per il gruppo, se per "Light" e "Strings On Your Heart" in "Classic Puppets" sono presenti i demo e per "Meltdown" una sessione radiofonica.
Salutata la SST (con un doppio LP antologico, "No Strings Attached" del 1990), il successivo "Forbidden Places" usciva infatti su major (la London) nel 1991 dell'aurora grunge (è l'anno di "Nevermind" e del primo Lollapalooza). Proprio Kurt Cobain chiamerà a sé i fratelli Kirkwood in occasione del concerto acustico per MTV assieme per farli eseguire con i Nirvana (un altro trio, e con il chitarrista/leader/cantante e il bassista che avevano quasi gli stessi nomi di battesimo) le loro "Plateau", "Oh, Me" e "Lake Of Fire". Fu uno dei tributi che Cobain all'epoca amò pagare ai suoi artisti preferiti (Raincoats, Vaselines, Melvins); il povero buon Kurt ebbe un'onestà intellettuale molto criptica, ma sincera. I Puppets spenderanno il credito allora acquisito con l'album "Too High Too Die" (1994) e la canzone "Backwater", a tutt'oggi i loro maggiori successi di pubblico, mentre passeranno invece assai meno osservati i successivi "No Joke!" (1995) e "Golden Lies" (2000), quest'ultimo inciso dal solo Curt Kirkwood senza il resto della formazione originale. Da allora in poi solo disavventure personali: la moglie di Cris è morta per overdose sei anni fa, Cris stesso ha avuto ancora problemi di tossicodipendenza e a Curt un poliziotto ha appena sparato in un parcheggio mentre il musicista litigava con un'anziana signora. L'unico pezzo post 1989 di "Classic Puppets" è "New Leaf", del nuovo gruppo di Curt (senza il fratello, né Bostrom). Resta quanto di splendido fatto in passato.
Se volete un consiglio finale, in una graduatoria degli album da avere io sul podio metterei di diritto "Meat Puppets II" e "Up On The Sun", quasi a pari merito, con un bel bronzo massiccio a "Huevos". Parere personale.

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  aprile 2004
 
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