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MEAT PUPPETS
Meat Puppets II
label: SST/Rykodisc, (1983)
formato: CD
genere: Indie/Rock
riferimenti: Husker Du, Minutemen
links: http://www.meatpuppets.com/
voto: 8

Strano destino quello dei Meat Puppets, osannati ed amati nei circuiti indie/alternativi, non sono mai riusciti a compiere quel salto di qualità che li avrebbe fatti conoscere al grande pubblico, neanche quando tutte le cose sembravano volgere a loro favore. Per qualche strana coincidenza sembra sempre che si siano trovati al posto giusto ma al momento sbagliato, e questo ha fatto sì che rimanessero sempre nell’ombra, eccezione fatta per qualche sprazzo di notorietà ben presto rientrato.
Ma procediamo con ordine, dopo aver debuttato nel 1982 con un album omonimo, hardcore nel vero senso del termine, composto da tracce brevissime al limite della cacofonia, decidono di rallentare i ritmi e l’anno successivo producono un originalissimo lavoro, senza pretese ma che da lì a poco sarebbe diventato un piccolo punto di riferimento nella discografia indie.
“Meat Puppets 2” infatti condensa nelle sue dodici canzoni piccoli gemme lo fi, suonate con malcelata bravura, all’apparenza disordinate e stonate. Dopo i (ne)fasti punk del loro primo cd, il trio capitanato dai fratelli Curt e Cris Kirkwood, rispettivamente voce/chitarra e basso, decide di virare verso una forma canzone più matura, venata da un country rock assolutamente impensabile per l’epoca e condito da un’autoironia che sarebbe diventata una costante del gruppo. Ancora oggi canzoni come la velocissima “Split Myself In Two”, “Lost” o la contagiosa “Climbing” non mostrano segni di vecchiaia. Il modo di suonare di Curt, un misto di tecnica e follia, unito alle semplici linee di basso del fratello ed allo stile immediato di Derrick Bostrom alla batteria, rende questo ascolto disimpegnato e divertente. Non è un caso che lo stesso Kurt Cobain, dichiarando il suo amore per la band e per questo cd in particolare, nel suo “Unplugged In New York” abbia riproposto proprio tre pezzi estratti da “Meat Puppets 2”, eseguendoli insieme ai fratelli Kirkwood. Le canzoni sono “Plateau”, “Lake Of Fire” e “Oh Me”, che nel lavoro originale si pongono come i momenti migliori dell’album, ma anche riadattate in forma acustica mostrano tutto il loro genuino splendore nascosto dietro una semplicità imbarazzante.
La registrazione non è ottimale, visto anche il budget che avevano a disposizione, ma non toglie niente al fascino dei loro pezzi, fatti per essere suonati senza troppe sovraincisioni. Per chi vuole andare alla ricerca del vero significato della parola “indie” , è un ascolto obbligato, per un gruppo che ha fatto della propria indipendenza la sua bandiera. Qualche anno fa la Rykodisc ha ristampato e rimasterizzato questo capolavoro aggiungendo anche numerose bonus track, tra cui una cover dei Rolling Stones, “What To Do”.

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  febbraio 2005
 
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