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THE MEETING PLACES
Find Yourself Along the Way
label: Words On Music (2003)
formato: CD (10t - 41:00)
genere: slow-core, dream pop
riferimenti: Slowdive, Jesus And Mary Chain, B.R.M.C., Spiritualized, Geneva, The Verve
links: http://www.themeetingplaces.com
voto: 8
Sulla scia degli insegnamenti lasciati in eredità dagli Slowdive i californiani The Meeting Places afferrano con decisione e coscienza l’importante testimone capace di persuadere i sensi della materia e dei suoi fragili satelliti. I quattro seguaci sono originariamente tutti chitarristi, ma per forza di cose Dean Yoshihara ‘arretra’ alle percussioni, Arthur Chan si accontenta di ‘solo’ quattro corde per il suo strumento, mentre a Chase Harris (anche chitarra ritmica) spetta anche la parte canora, unico a non subire variazioni di ruolo è Scott McDonald. Per questo convincente album d’esordio viene ingaggiato come ingegnere del suono un veterano come Aaron Espinoza, che in passato ha lavorato con Elliot Smith, The Breeders e Folk Implosion. Le dieci tracce si esauriscono in 41 minuti in cui si fa in tempo a gustare completamente l’incanto espresso dalle musiche di questa band, che si dimostra prodiga di sognanti fughe chitarristiche, inebrianti risonanze armoniche, riverberi caleidoscopici e suggestivi loops. Le prime radiazioni panoramic dream-pop si avvertono con le lagune siderali “Freeze Our Stares”, in cui si smarrisce tra fitte vegetazioni soniche dai colori altisonanti. “On Our Own” sceglie una strada più diretta e solare, efficace ballata pop adornata con fluidi arrangiamenti. Si scende in una dimensione più folkedelica con “See Through You”, dove elicoidali tastiere irradiano verticalmente il calore della chitarra acustica. Rivediamo il lento abbandono siderale di “When The Sun Hits” (Slowdive – Souvlaki, 1993) nelle nuove fioriture chitarristiche e nell’incedere percussivo di “Now I Know You Could Never Be The One”, la quale scivola via solenne tra declinazioni spirituali e contemplazioni circolari. “Same Lies As Yesterday” fa affidamento su progressive scosse aurali, audaci e impavide nella loro inesorabile ascesa. C’è ancora tempo per emozioni più terrene e indie rock con “Blur The Line”, dove ci accorgiamo che la voce di Chase si adatta sempre perfettamente ad ogni escursione sonora della band. Le fa eco la successiva “Wide Awake”, ancora più vibrante e solida nella sua classica espressività shoegaze. “Where You Go” sembra osservare le sue visioni evanescenti da orizzonti sfocati e da cieli pigmentati solo dalla purezza di catartiche espansioni. Con “Take To The Sun”, che ci rimanda ai B.R.M.C., il basso sale per spingere le improvvise modulazioni polverose crollate su desertici feedback. Si conclude con “Turned Over”, ancora una brillante ballata caricata su trasparenti funicolari meditative.
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  ottobre 2004
 
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