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METRIC
Old World Underground, Where are you Now ? 
label: Naive (2003 / 2005)
formato: CD
genere: indie rock, indie pop
riferimenti: Juliana Hatfield, Blonde Redhead, Elastica,
The Breeders, Cat Power, Yeah Yeah Yeahs, Veruca Salt
links: http://www.ilovemetric.com/
voto: 7.4
Nel film di Olivier Assayas “Clean”, in uscita presto in Italia, una delle sequenze di apertura si svolge a una venue canadese. C’è un gruppo sul palco durante il suo pezzo forte, mentre i tre personaggi ritrovatisi al club discutono per un contratto. A più riprese il montaggio ritmico esalta un corpo musicale frastagliato e dinamico, restituendo in diretta l’esplicita plasticità del brano con i suoi cambi vorticosi.
Il gruppo - vero - in questione sono i Metric, la canzone “Dead Disco”. Emily Haines, cantante e tastierista, e James Shaw, chitarra, vengono da Toronto. Lì sono tornati avendo girato Montreal, Brooklyn, Londra, Los Angeles, dato vita al gruppo e reclutato gli altri due componenti - Joules Scott-Key (batteria) e Joshua Winstead (basso), sezione ritmica dal mordente tono post-disco. Hanno partecipato anche a “You Forgot It In People” dei Broken Social Scene. “Old World Underground, Where Are You Now”?, licenziato oltreoceano nel 2003, arriva solo ora in Europa sulla presumibile scorta fatta dal film. Prima, solo un disco, e per giunta molto diverso, registrato a Londra con Stephen Hague. Nel loro secondo debutto i Metric occupano con disillusione un proprio squat un po’ meticcio e variopinto tra i quartieri monocolore della musica pop. Quando Emily gorgheggia che il rock, la disco e il funk sono andati, finiti, viene da crederle. Presa di coscienza dell’esaurimento del filone popolare? Curioso che sia questo gruppo parecchio rétro a doverne ravvivare l’ultima fiammella. Chissà il futuro: per ora l’antistante miscela di rock di demarcazione wave, pop elettron-volt-plastificato, misure ritmiche snodabili unite a una parlantina sincopata, grinta femminile, sex appeal di cui la Haines appare dotata oltre ogni ragionevole dubbio - materiali di cui la suddetta, disillusa “Dead Disco”, “Hustle Rose”, “Wet Blanket”, “The List”, “Combat Baby” o l’ammiccante “Succexy” sono fornite oltremisura – presagiscono, forse, pietanze ancora più sapide in arrivo.
Interrogativo il resto del disco: un incrocio tra i Joy Division e gli ultimi Blonde Redhead potrebbe essere “Iou”, mentre “Calculation Theme” e “Love Is A Place” prediligono in realtà il romanticismo più a portata di mano; non “On A Slow Night”, che è invece per quello più movimentato. Ma in quella manciata di brani precedentemente detti – “Hustle Rose”, “Wet Blanket”, “The List”, “Dead Disco” e gli altri – i quattro danno ragione al loro “harmonic rock” cubista, sincrono in tutto per quanto scomposta e riorganizzata sia la sua concatenazione diacronica. Per rinfrescare proprio questa i Metric scalciano, giocano di volée, si fiondano nello spazio, rimbalzano contro un muro di gomma, tanto sanno che il pallino, la pelota, il boomerang tornano comunque indietro al punto di partenza: un groove, un ritornello, una strofa slegata, un’invenzione armolodica. Sport come metafora di questa ri-strutturazione? Senza inutili proclami o aspettative messianiche, un elisir per orecchie seccate dall’inanità di tanta musica attuale.
Il sapore è fresco e gradevole, dissetante dacché saremo tra non molto in estate.
invia la tua recensione Tommaso Iannini
  maggio 2005
 
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