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MOGWAI
Mr. Beast

Label: Matador (2006)
formato: CD (10 trks - 43:01)
genere: post-rock
riferimenti: Godspeed You Black Emperor!, Bardo Pond, Tortoise, Hood
links: http://www.mogwai.co.uk/
voto: 8

Mai come per l’uscita di questo nuovo album, “Mr Beast” (il quinto), l’attesa maturata attorno alla band di Glasgow era stata così grande. Li avevamo lasciati, tre anni fa, con quell'“Happy Songs for Happy People” che aveva dato seguito ai segnali di svolta già captati col precedente “Rock Action”: dischi, entrambi, nei quali i Mogwai sembravano avere intrapreso un percorso espressivo bisognoso di canali comunicativi maggiormente pacati; gli album della ritrovata quiete interiore, si potrebbe forse dire. Quando, però, i pensieri (ed inevitabilmente gli strumenti) di Stuart Braithwaite e soci continuavano a riempirsi di apocalissi angeliche e guerre combattuta tra angeli e alieni, erano ancora i loro algidi e astratti furori space-rock ad ottundere i nostri sensi (seppure in dosi sempre minori).
“Mr Beast” ci consegna, perfettamente inalterato, l’animo duale della band, seppure in un contesto in cui la produzione in studio mira sempre più alla soluzione del particolare timbrico. Emblematica, a tal proposito, la scelta di aprire e chiudere il disco con due brani ricchi delle escursioni atmosferiche di cui il disco si avvale: dall’introduzione pianistica paludata di suggestioni prog e ambient di Auto Rock (ideale punto di congiunzione con le ultime sperimentazioni timbriche impresse su “Happy Songs for Happy People”), alle bordate metal-noise della conclusiva e deragliante We’re no Here.
In mezzo, senza soluzione di continuità, lo stato d’allerta emotivo è permanente. A partire dall’estetica feedback dell’infuocata Glasgow MegaSnake, passando, poi, per gli aromi campestri della notturna e placida Acid Food. Ma non c’è tempo per chiudere gli occhi e rilassarsi: Travel is Dangerous è febbrile incrocio di rifrazioni My Bloody Valentine e Slowdive, autentica esplosione di materiale shoegaze altamente infiammabile su cui si librano melodie di abbagliante bellezza. In TeamHanded sono decadenza ed eleganza neoclassica a scuotere moti emozionali profondi.
Il tema sembrerebbe ripetersi nella successiva Friend of the Night: armonie ariose esposte al pianoforte, pronte ad incunearsi tra muri di chitarre che s’intrecciano. Difficile, infine, non andare vicini alla capitolazione dalle parti di Emergency Trap, Folk Death 95 e I Chose Horses, tra armonie levigate, palpiti ritmici scarni e melodie sofferte. A volte, nel buio della malinconia è la luce.

invia la tua recensione Christian Chiovetta
  marzo 2006
 
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