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MOTORHEAD
Inferno |
label: SPV (2004)
formato: CD
genere: Rock
riferimenti: Hellacopters, Gluecifer
voto: 7 |
Dopo oltre venticinque anni di
carriera, i Motorhead senza dubbio non devono dimostrare nulla
a nessuno, loro infatti per tutto questo tempo hanno continuato
a fare la loro musica, passando sopra a tutto, vedendo nascere
e poi morire tanti sottogeneri musicali che duravano lo spazio
di una stagione, superando momenti di crisi personali, ed
all’interno del gruppo. Noncuranti di questo, continuano
a sfornare album senza cambiare di una virgola il marchio
di fabbrica che li ha resi famosi in tutto il mondo, ovvero
producendo un rock grezzo, sporco e reso ancora più
particolare dalla voce al vetriolo di Ian “Lemmy”
Kilmister, vera icona vivente di uno stile di vita “rock”.
Quindi non fa eccezione neanche il loro ultimo lavoro “Inferno”,
che esce a due anni di distanza dall’opaco “Hammered”,
che tranne che per un paio di episodi si è rivelato
un lavoro abbastanza piatto, anche per stessa ammissione del
gruppo.
Gli ingredienti qui sono gli stessi dei loro precedenti lavori,
troveremo quindi i riff di Philip Campbell, ottimo il suo
lavoro in “Terminal Show”, assistiti dal drumming
potente e preciso di Mikkey Dee, forse attualmente insieme
a Dave Lombardo uno dei migliori batteristi del genere. A
sovrastare il tutto ci pensa il basso tuonante di Lemmy, che
pur essendo arrivato alla soglia dei 60 anni mantiene ancora
inalterata una carica eccezionale, a voler significare che
qualche volta l’età è solo un fattore
anagrafico. I brani si susseguono senza particolari momenti
rilevanti, da segnalare ci sono “Suicide” con
un riff che ricorda molto “Bad Boy Boogie” degli
Ac/Dc, “Down On Me” con ospite Steve Vai e sicuramente
“Keys To The Kingdom”, bellissimo il raddoppio
di chitarra nell’intermezzo strumentale della canzone.
Per chi li conosce, sa già cosa aspettarsi , la loro
musica non cambia col passare degli anni, per tutti gli altri
che seguono la nuova ondata del rock ‘n roll, con i
gruppi scandinavi in prima linea, un’occasione per scoprire
che questi “dinosauri del rock” hanno ancora molto
da insegnare. |
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