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MÚM recensione MÚM MÚM Finally We Are No One
Finally We Are No One recensione MÚM MÚM
label: Fat Cat
formato: CD
genere: glitch folk
riferimenti: Dntel, Piano Magic, Sigur Rós
links: http://mumweb.net/ - http://www.randomsummer.com/
voto: 7.5
Negli anni duemila soprattutto, la siderale e fascinosa Islanda è stata (ed è tuttora) una fucina di idee sonore, a volte destinate a creare veri e propri fenomeni di incontestabile culto (leggasi Sigur Ros), talune altre invece così ben raccolte e volutamente radicate nel contesto geografico da contribuire all'estendersi di un vero e proprio genere musicale già da alcuni anni teso ad acquistare sempre più credibilità: Il "glitch-folk" (o "folk-tronic"), secondo il quale è d'uopo ricalcare musicalmente certe matrici della musica tradizionale (islandese, in questo caso) e mischiarle sapientemente all'elettronica minimale, quella da laptop, per intenderci. Tra gli esponenti che sono riusciti di più a sviluppare positivamente questo interessante connubio musical/culturale -e soprattutto portarlo al successo- ci sono anche i Mùm, quartetto di Rejkjavik che assieme ai succitati connazionali Sigur Ros si fregiano tra l'altro dell'importantissimo merito di aver (es)portato, in un contesto musicale prettamente indie, gli angoli più reconditi e malinconici di una terra che fa delle sue abitudini l'immensa ricchezza.
Sebbene le origini sonore dei Mùm non fossero inizialmente così radicate nella terra dei geiser (nell'esordio "Yesterday was dramatic…today is ok" piuttosto si riscontravano echi ed influenze facenti tesoro di certo minimalismo teutonico seventies), con la seconda fatica discografica "Finally we are no one" (datata 2002) prende altresì forma il "loro" stile, pervaso da campionamenti di ogni sorta che si sovrappongono, determinando le strutture come una vera sezione ritmica e dando àdito ad una danza di bleeps e beat, crepitii e rumori di ambienti solitari, che sorreggono (e qui sta la novità elaborata dai mùm) un'intelaiatura di strumenti tipicamente folk dagli arrangiamenti assai minimali ma efficaci nelle melodie, riportando alla mente le lande desolate di un paese freddo ("Now there's that fear again") eppure caldo di balugini visionarie("Green Grass of tunnel", accompagnata dall'originalissima timbrica vocale delle gemelle Valtysdòttir, e la struggente "I can't feel my hands anymore", quasi dei Mogwai depredati delle loro chitarre), o un rassicurante e caloroso abbraccio di un crescendo ("Don't be afraid, you have just got your eyes closed"), dolcissime nenie malinconiche ( "K-Half noise" e "we have a map of the piano" su tutte) e misteriosi carillon sinth-psichedelici ("Behind two hills…a swimmingpool"). Si arriva a fine disco con la sensazione di aver veramente visitato i paesaggi che i mùm ci sanno descrivere a menadito, i "loro" sperduti angoli di solitaria pace gelida, isolette remote fatte di acqua, ghiaccio e verdi distese. Il percorso musicale è molto omogeneo e si snoda tra episodi strumentali volti quasi a determinare atmosfere di stampo ambient, alternati a tracce supportate da un lieve cantato carezzevole, intento a declamare soffici ninne nanne. Ed è così che l'ultimo colpo di pennello in questi quadri di epiche visuali spetta alla traccia conclusiva del lavoro, "the land beetween solar systems" (paragonabile per intensità ed armonie alle migliori invenzioni del geniale compositore Angelo Badalamenti), che probabilmente tocca il vertice espressivo del disco, grazie alle sue eteree atmosfere dilatate -la traccia dura 11 minuti-, e il continuo richiamo alle nebbie islandesi, percepite nell' intento di avvolgere frastagliate scogliere invase da fragori di spuma marina.
Pochi altri, rispetto ai mùm, riescono a gestire preziose consuetudini tradizionaliste sentendole fortemente proprie, e costituire con esse pregevoli nonché affascinanti suite dall'indole marcatamente elettro/lo-fi. La direzione techno-folk-tronica intrapresa dal quartetto con "Finally we are no one" è fresca, convincente, e molto personale. Quello che forse manca ancora ad essi -e che probabilmente per le loro peculiarità non riusciranno mai a raggiungere- è quel pizzico di eterogeneità nella proposta che consentirebbe un ascolto più facile e un impatto più diretto da parte dell'ascoltatore.
Ciononostante, è indubbio il fascino del mondo mùm: il loro approccio alla musica è talmente poetico, visionario e candido, che lasciarsi cullare e farsi sostenere da certe intime descrizioni paesaggistiche non potrà che indurvi a piacevoli momenti di soffusa ed assorta contemplazione serale.
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  aprile 2004
 
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