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MÚM Summer Make Good MUM recensione MUM review
Summer Make Good
label: Fat Cat (2004)
formato: CD
genere: glitch folk
riferimenti: Dntel, Piano Magic, Sigur Rós
links: http://mumweb.net/ - http://www.randomsummer.com/
voto: 6.5
Oramai è risaputa la storia che introduce questo "Summer Make Good": i quattro islandesi (ora orfani di una delle gemelle Valtýsdóttir, a causa della defezione di Gyða) per registrarlo si sono rinchiusi in uno sperduto faro d'una altrettanto remota isoletta, in quel d'Islanda. Scissione totale dalla civiltà, dai suoni e visioni quotidiane, per lasciar spazio a stimolanti situazioni ispiratrici: dal fragore delle onde ai gelidi sospiri del vento, che da sopra il faro sbuffa flebilmente, perpetuo e sottile.
Proprio il vento è la componente basilare di questo nuovo lavoro. Il suo campionamento è onnipresente, si muove tra i solchi di un contesto musicale ancora una volta intimista e trasognante, vivido di panoramiche intrise di colori plumbei eppure mai decadenti ("weeping rock, rock", esemplare nella sua semplicità, e "the island of children's children", toccante nell'incedere del ritornello), come uno spento sole mattutino che trapassa una vetrata, bagnata da gocce saline disperse dallo schianto delle onde("Oh, How the boat drifts"), o rilassati scorci di serale attesa, interrotta dal fugace interludio di luce che il faro emana puntualmente ("Nightly cares" "Will the summer make good for all of our sins", il momento migliore del disco). Sembra che le derive glitch si siano stemperate notevolmente, nella costruzione dei pezzi, in favore di un'ostentazione più marcata di un'attitudine folk, padroneggiata nell' uso frequente (ma delicato) di strumenti acustici.
Le basi elettroniche vengono messe così in secondo piano, e la voce sfiatata di Anna Valtýsdóttir (paragonabile, ancor meglio in questo contesto, al soffio di un vento freddo ma mai invadente, proprio quello che si aggira tra le pieghe di "Summer make good") è più che mai presente: questa è la "nuova" direzione Mùm, una forma-canzone palesata dall'uso di strumenti tradizionali (anche se non mancano di certo le ordinarie incursioni di diamoniche e "tastierine giocattolo") e l'avvalersi preponderante delle liriche, ad infondere una struttura formale (più canonica rispetto al passato) alle composizioni. L'alternarsi tra canzoni compiute e brevi inframmezzi pseudo-ambient ("hu-viss a ship", "stir", avvolgenti richiami al clima gelido dell'islanda) conferma la direzione nuova, forse inaspettata ma per questo coraggiosa, e l'avvertibile propensione verso la forma concept.
Ciò che si evince dunque è che i Mùm sono al varco di un periodo di transizione, utile per focalizzare le future scelte stilistiche. Considerando il tutto sotto quest'ottica, "Summer make good" è un album importante, con un discorso musicale che esula in maniera netta dall'acclamato "Finally we are no one", dove l'esasperazione delle basi sintetiche faceva emergere una certa maniacalità compositiva. Ora ci si trova immersi in un universo minimalista, scevro da ogni contaminazione sonora e intento a spogliare la forma canzone di ogni ornamento inutile, quasi si volesse focalizzare meglio la struttura portante di ogni singola traccia piuttosto che distogliere l'attenzione da ognuna di esse, lasciando da parte l'oramai consueto tappeto di campionamenti. Questa direzione può venire percepita come un'arma a doppio taglio: dopo un pò si avverte stanchezza nell'ascolto e probabilmente ciò è dovuto alla mancanza di elementi in grado di sostenere le composizioni a livello ritmico (nella fattispecie, proprio quei beat tanto preziosi in "Finally we are no one").
Ne consegue un crescente appiattimento sonoro alla distanza, tanto che alcune tracce ("small deaths are the saddest" "abandoned ship bells" per esempio) non riescono ad emergere, non arrivano ad essere determinanti ai fini dell'ascolto.
A conti fatti, un mezzo passo falso per quanto concerne l'artisticità (e le potenzialità) dei Mùm, ma nel complesso un buon disco di folk fiabesco e paesaggistico, con tinte lievemente sperimentali, per lo più di natura ambient-new age: nella speranza che tale mistura di generi possa fruttare ai Mùm qualcosa di veramente innovativo sotto il profilo musicale, "Summer make good" rappresenta, in modo quasi cinematico, la malinconia crepuscolare, meditativa e visionaria di un'estate diversa, quella che si manifesta unicamente in certi posti incontaminati.
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  aprile 2004
 
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