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MY BLOODY VALENTINE recensione Loveless
Loveless MY BLOODY VALENTINE recensione
label: Creation (1991)
(ristampe: CD Sony/LP Plain Records)
formato: CD / LP
genere: Dream Pop / Shoegaze / Noise Pop
riferimenti: Slowdive, Jesus and Mary Chain, Cocteau Twins
links: http://www.mybloodyvalentine.net/
voto: 9
Malinconia + Caos = Sogno
Era il 1995 e stavo muovendo i primi agognati passi nel mondo della musica alternativa, mondo che sapevo esistere, ma che non avevo mai avuto possibilità di incontrare.
Solo un anno prima avevo scoperto l'esistenza delle etichette indipendenti: Radiouno e Radiodue nel 1994 e 1995 trasmettevano dei programmi strepitosi che mi hanno letteralmente aperto le porte di quel mondo.
Era proprio uno di quei giorni del 1994, di pomeriggio, che ho sentito per la prima* volta i My Bloody Valentine, annunciati dalla voce di Max Prestia, seduto sul letto e quasi addormentato, con la radio portatile a bassissimo volume: un brano semiacustico con voce maschile e femminile. Il loro nome, già letto in qualche catalogo, mi aveva sempre incuriosito.
Dopo quell'ascolto alla radio, li ho inseriti subito nella lista da comprare.
Poi, l'altro problema era dove comprarli…
Così, dopo lungo peregrinare, ho conosciuto alcuni negozi di vendita per corrispondenza ed ho cercato telefonicamente qualcosa dei My Bloody Valentine. "Loveless?" Va benissimo!

Quando mi è arrivato, stentavo a riconoscerlo, siccome dalla copertina non riuscivo a scorgere nessun nome, solo uno spettro di chitarra. Per fortuna nel dorsino c'era scritto qualcosa…
Mi siedo sul letto, metto le cuffie, e prima di pranzo ascolto "Loveless" per intero.

Le sensazioni sono state più o meno queste:
• Dove è il secchio della spazzatura? (Ma no, non potevo buttarlo, l'avevo pagato).
• Che gran mal di testa!

Era davvero un album troppo avanzato per quello che chiedevo in quel momento.
Mi piacevano solo la prima canzone, "Only Shallow", con la voce inflazionata di Bilinda Butcher, la sorprendente "Blown a Wish", completamente costruita con stralci della voce di Bilinda e l'inizio di Soon. Poi, un muro impenetrabile di effetti, dissonanze, campionamenti. Allora ero assetato solo di chitarre, quindi non avevo giudicato molto bene questo ultimo aspetto.
C'è voluto circa un anno per compiere una prima breccia in quel muro, come c'è voluto circa un anno per capire che sulla copertina, rossa, c'era qualcosa di diverso, in un colore a prima vista indistinguibile dal resto, qualcosa da decifrare: C'era scritto My Bloody Valentine. (Non la copertina della ristampa Sony, dove tutto è -ahimé- più chiaro).

La voce, già in molti casi sovrastata dal fragore delle chitarre, è stata crittografata nel tentativo di immedesimarla ed amalgamarla nel resto dei suoni, in modo che non sia più possibile nemmeno distinguere quale sia la persona e quale sia lo strumento. La voce diventa, in definitiva, uno strumento da suonare. Ho scoperto che Bilinda stava cantando in "Soon": "a-ah, a-aaah " solo quando ho visto il video. Prima credevo che fosse una tastiera!

Malinconia e caos sono mescolati nella ricetta di "Loveless" per generare un mondo che può esistere solo nei nostri sogni:
c'è la fine della canzone "What you want", la parte che lega con "Soon", fatta credo da un campionatore, che mi fa venire in mente la pioggia che batte sulla finestra mentre si sta dormendo (e sotto si sentono anche i tuoni).
Quando si dorme, l'orecchio capta rumori possibilmente lesivi del sonno e li trasforma in altro, molte volte, appunto, in musica. Quelle sono goccioline che battono sulla finestra trasformate in soffici note e tuoni trasformati in persone che parlano dietro la porta della tua stanza! Chissà se i My Bloody Valentine abbiano pensato proprio a questo quando registravano…
Vi è mai capitato di sentire nella testa una musica nei momenti prima di addormentarsi? Sarebbe eccezionale se potessimo registrarla. "Loveless" è appunto un tentativo di registrazione di quei momenti. Da questo punto di vista il modo con cui l'album è registrato, con batteria e voce in secondo piano, cioè la registrazione in falsa prospettiva, (come se la musica provenisse da un altro ambiente,) è uno sforzo per catturare il mondo dei sogni, nonché una innovazione fantastica.

Un amico mi ha chiesto un giorno, quando ascoltavo "To Here Knows When", che senso avesse registrare delle interferenze.
E' forse questo il segreto del disco: riuscire a distinguere dal caos del mondo, il messaggio, accessibile solo alle persone che si sforzano di trovare il codice di lettura. Ed una volta in possesso di quella chiave e si oltrepassa quel muro, "Loveless" diventa un posto sicuro, una pellicola infrangibile che avvolge e protegge i sogni dell'ascoltatore.

Meritano questo voto non soltanto per la qualità intrinseca delle composizioni, ma soprattutto perché hanno indicato una strada, per aver risollevato il rock dai classici canoni e portato un vento nuovo, perché questo lavoro ancora oggi rappresenta una delle frontiere della musica.

* In realtà avevo già ascoltato "Blown a Wish" come sottofondo in uno speciale di Tele+ per il film "Lezioni di Piano", ma senza sapere chi fossero gli esecutori.
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  marzo 2004
 
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