Malinconia + Caos = Sogno
Era il 1995 e stavo muovendo i primi agognati passi nel mondo
della musica alternativa, mondo che sapevo esistere, ma che
non avevo mai avuto possibilità di incontrare.
Solo un anno prima avevo scoperto l'esistenza delle etichette
indipendenti: Radiouno e Radiodue nel 1994 e 1995 trasmettevano
dei programmi strepitosi che mi hanno letteralmente aperto
le porte di quel mondo.
Era proprio uno di quei giorni del 1994, di pomeriggio, che
ho sentito per la prima* volta i My Bloody Valentine,
annunciati dalla voce di Max Prestia, seduto sul letto e quasi
addormentato, con la radio portatile a bassissimo volume:
un brano semiacustico con voce maschile e femminile. Il loro
nome, già letto in qualche catalogo, mi aveva sempre
incuriosito.
Dopo quell'ascolto alla radio, li ho inseriti subito nella
lista da comprare.
Poi, l'altro problema era dove comprarli
Così, dopo lungo peregrinare, ho conosciuto alcuni
negozi di vendita per corrispondenza ed ho cercato telefonicamente
qualcosa dei My Bloody Valentine. "Loveless?" Va
benissimo!
Quando mi è arrivato, stentavo a riconoscerlo, siccome
dalla copertina non riuscivo a scorgere nessun nome, solo
uno spettro di chitarra. Per fortuna nel dorsino c'era scritto
qualcosa
Mi siedo sul letto, metto le cuffie, e prima di pranzo ascolto
"Loveless" per intero.
Le sensazioni sono state più o meno queste:
Dove è il secchio della spazzatura? (Ma no,
non potevo buttarlo, l'avevo pagato).
Che gran mal di testa!
Era davvero un album troppo avanzato per quello che chiedevo
in quel momento.
Mi piacevano solo la prima canzone, "Only Shallow",
con la voce inflazionata di Bilinda Butcher, la sorprendente
"Blown a Wish", completamente costruita con stralci
della voce di Bilinda e l'inizio di Soon. Poi, un muro impenetrabile
di effetti, dissonanze, campionamenti. Allora ero assetato
solo di chitarre, quindi non avevo giudicato molto bene
questo ultimo aspetto.
C'è voluto circa un anno per compiere una prima breccia
in quel muro, come c'è voluto circa un anno per capire
che sulla copertina, rossa, c'era qualcosa di diverso, in
un colore a prima vista indistinguibile dal resto, qualcosa
da decifrare: C'era scritto My Bloody Valentine. (Non la
copertina della ristampa Sony, dove tutto è -ahimé-
più chiaro).
La voce, già in molti casi sovrastata dal fragore
delle chitarre, è stata crittografata nel tentativo
di immedesimarla ed amalgamarla nel resto dei suoni, in
modo che non sia più possibile nemmeno distinguere
quale sia la persona e quale sia lo strumento. La voce diventa,
in definitiva, uno strumento da suonare. Ho scoperto che
Bilinda stava cantando in "Soon": "a-ah,
a-aaah " solo quando ho visto il video. Prima credevo
che fosse una tastiera!
Malinconia e caos sono mescolati nella ricetta di "Loveless"
per generare un mondo che può esistere solo nei nostri
sogni:
c'è la fine della canzone "What you want",
la parte che lega con "Soon", fatta credo da un
campionatore, che mi fa venire in mente la pioggia che batte
sulla finestra mentre si sta dormendo (e sotto si sentono
anche i tuoni).
Quando si dorme, l'orecchio capta rumori possibilmente lesivi
del sonno e li trasforma in altro, molte volte, appunto, in
musica. Quelle sono goccioline che battono sulla finestra
trasformate in soffici note e tuoni trasformati in persone
che parlano dietro la porta della tua stanza! Chissà
se i My Bloody Valentine abbiano pensato proprio a questo
quando registravano
Vi è mai capitato di sentire nella testa una musica
nei momenti prima di addormentarsi? Sarebbe eccezionale se
potessimo registrarla. "Loveless" è appunto
un tentativo di registrazione di quei momenti. Da questo punto
di vista il modo con cui l'album è registrato, con
batteria e voce in secondo piano, cioè la registrazione
in falsa prospettiva, (come se la musica provenisse da un
altro ambiente,) è uno sforzo per catturare il mondo
dei sogni, nonché una innovazione fantastica.
Un amico mi ha chiesto un giorno, quando ascoltavo "To
Here Knows When", che senso avesse registrare delle
interferenze.
E' forse questo il segreto del disco: riuscire a distinguere
dal caos del mondo, il messaggio, accessibile solo alle
persone che si sforzano di trovare il codice di lettura.
Ed una volta in possesso di quella chiave e si oltrepassa
quel muro, "Loveless" diventa un posto sicuro,
una pellicola infrangibile che avvolge e protegge i sogni
dell'ascoltatore.
Meritano questo voto non soltanto per la qualità
intrinseca delle composizioni, ma soprattutto perché
hanno indicato una strada, per aver risollevato il rock
dai classici canoni e portato un vento nuovo, perché
questo lavoro ancora oggi rappresenta una delle frontiere
della musica.
* In realtà avevo già ascoltato "Blown
a Wish" come sottofondo in uno speciale di Tele+ per
il film "Lezioni di Piano", ma senza sapere chi
fossero gli esecutori. |