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NINE INCH NAILS
With Teeth
label: Nothing Records (2005)
formato: CD
genere: industrial rock
riferimenti: Foetus, Ministry, KMFDM
links: http://www.nin.com/
voto: 5.5
Una nuova vita per Trent Reznor. Anche un nuovo parco musicisti, oltretutto. Ma, si sa, i dischi dei Nine Inch Nails sono in primis una faccenda privata. In minimo ritardo sul suo solito piano quinquennale, fedele se non altro al ritmo di non più di un progetto in studio a lunga durata per ogni lustro, l’uomo/banda pubblica quindi il suo quarto LP. Notare che è appena il quarto in sedici anni, escludendo remix, mini, live o quant’altro. Un discorso spalmato in un periodo ampio, di cui oggi si tirano i fili e le somme. Reznor ha quarant’anni, è sollevato e disintossicato dopo aver lottato a lungo con i propri demoni e le proprie dipendenze. Non è più tempo di mr. Sef Destruct. Buon per lui. È il momento di un disco normale. Per un genio non è una bella notizia. Perdono, “With Teeth” non morde come auspica il titolo. Che le canzoni si facciano ascoltare - perfino la tiritera di “Every Day Is Exactly The Same” (beh, “Only” è un po’ troppo) - è un altro discorso. Se non un punto morto, “With Teeth” segna una piccola crisi, perlomeno un riflusso. Per “The Fragile” c’era il titanismo di fine millennio, almeno. Acuminatissime ai tempi del capolavoro “The Downward Spiral”, per conto suo irripetibile, le composizioni di oggi sono molto più tonde, partendo dallo sbiancatissimo iniziale soul/r&b di “All The Love In The World”, passando per il drum & bass con chitarre di “You Know What You Are?” o il rock elettronico acceso di “Getting Smaller”. Le spinte e controspinte postindustriali, i contrafforti dissonanti e le incursioni centrifughe sono un ricordo abbastanza diluito. “The Hand That Feeds” è forse memore della vecchia “Sin”. “The Collector” suggerisce rimandi alla gloriosa “Ruiner”, eppure, non fosse per la voce e il pianoforte nel finale, la si ascriverebbe tranquillamente a un epigono (Twiggy Ramirez nella nuova line-up non vi dice qualcosa?). Intendiamoci, rock dance di classe nettamente superiore. OK, non è per questo, però, che ci ricorderemmo dei Nine Inch Nails. Colpisce di più qualcosa verso la fine: la ballata con disturbi di frequenza “Right Where It Belongs”. Almeno, con “Beside You In Time” e “The Line Begins To Blur”, i risultati sono meno scontati. Insomma, il nostro self destructor artisticamente aveva già dato, nessuno gli ha chiesto di diventare un martire, gli si conceda di vivere un po’ di rendita, lo merita più di altri. Forse “With Teeth” andrebbe testato dal vivo, sperando in nuove lune che ci riportino vicino i Nine Inch Nails prima di dover attendere altri cinque anni.
invia la tua recensione Tommaso Iannini
  luglio 2005
 
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