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OASIS
Don’t Believe The Truth
label: Epic (2005)
formato: CD
genere: brit rock
riferimenti: Oasis
links: http://www.oasisinet.com/
voto: 8.5
Sono passati tre lunghi anni da “Heathen Chemistry”, uno ne è passato dalla deludente esibizione di Glastonbury della scorsa estate, pochi giorni sono passati dal concerto dell’Alcatraz di Milano dove i fratelli hanno suonato di fronte a pochi eletti per presentare il nuovo album, “Don’t Believe The Truth”. Già, il nuovo album: avevano cominciato con i Death in Vegas, ricordate? Tutto da rifare, Noel non era soddisfatto e così, a Los Angeles, il manager della band ha contattato Dave Sardy, già produttore dei Jet, il quale ha accettato (fortuna nostra, visto il sound del disco) di produrre la nuova fatica dei nostri. Lunghi lavori tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra ed infine, ventisette maggio, ecco il risultato finale, ecco il sesto album in studio degli Oasis. Sei canzoni scritte da Noel, due scritte da Liam, due da Andy, una da Gem: disco democratico, ancor più del precedente, disco dove tutti hanno dato il meglio e i risultati, vi assicuro, si sentono.
Chiariamo subito una questione: quando si parla di Oasis e di nuove composizioni bisogna smetterla di fare paragoni con “Definitely Maybe” e “Morning Glory” in quanto quei due dischi sono episodi irripetibili e irraggiungibili. Quello che abbiamo tra le mani si chiama “Don’t Believe The Truth” e in quanto tale, come album nuovo e singolo, va giudicato.
Undici canzoni che si aprono con “Turn Up The Sun”, un ottimo pezzo d’apertura che vince e convince con una bella alternanza tra intro / outro lente e melodiche e la potenza delle chitarre nella parte centrale: l’autore è Andy Bell, colui che ha scritto pure “Keep the Dream Alive”, una canzone tra le migliori di questo disco che credo possa restare a lungo tra i pezzi “forti” degli Oasis (la voce di Liam è malinconica e bella sino alla pelle d’oca).
Poi c’è Gem, autore di “A Bell Will Ring”: già presentata a Glastonbury con scarso successo, su disco migliora con delle belle chitarre ma nulla più.
E poi, Liam signori e signore: ve lo ricordate nelle sue scorse composizioni? Bene, su “Don’t Believe The Truth” ci regala due perle che nulla hanno da invidiare a quelle di Noel. La prima “Love Like a Bomb”, è una bella canzone d’amore, melodica e spensierata, ricca di chitarre acustiche (presenza consistente in tutto l’album); la seconda, “Guess God Thinks I’m Abel”, colpisce per la sua delicatezza, per il suo testo, per la sua dolce sonorità.
Infine, Noel, mente degli Oasis: anche questa volta firma pezzi come “Lyla” (primo singolo), inno rock alla “Street Fighting Man” soprattutto per la parte iniziale, “Part Of The Queque” (sulla vita nella grande città) e “Importance of Being Idle” (il titolo si commenta da solo) cantate da lui sulla scorta di “Force of Nature” ma più orecchiabili e generalmente migliori. Firma, infine, la conclusiva “Let There Be Love”: i fratelli intrecciano le proprie voci su impaurite chitarre acustiche e salutano con una canzone che provocherà non poche lacrime a qualche grande fan del gruppo.
Il rischio, per gli Oasis, era grosso: un altro album mediocre (o considerato tale) li avrebbe forse messi definitivamente nel dimenticatoio. Sembra proprio, però, che sia sorta nuova attenzione verso i Gallagher da parte delle radio, delle televisioni e dei giornali, quasi unanimemente schierati nel leggere in “Don’t Believe The Truth” la loro miglior prova dal 1995. E anche io credo sia così: nella nuova ondata rock che ci invade dal 2000 non c’è nessuno lontanamente capace di scrivere canzoni come fanno gli Oasis, di suonare come fanno gli Oasis, di catalizzare l’attenzione che sanno catalizzare gli Oasis. Undici anni dall’esordio e, forse, è cambiato ben poco.
invia la tua recensione Luca Meneghel
  maggio 2005
 
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