Apprezzati dalla critica e da
un discreto seguito di pubblico, gli Oceansize ritornano dopo
il precedente “Effloresce” che li aveva fatti
apprezzare per uno stile di scrittura maturo ed intrigante.
Il loro immenso talento gli consente di coniugare il senso
della melodia con arrangiamenti stratificati e complessi,
in cui le chitarre, ben tre, si inseguono, si rincorrono ed
infine si trovano per fare da muro sonoro alla stupenda ed
evocatica voce del cantante/chitarrista Mike Vennart.
Da qualche parte in questo disco il paragone con gli A Perfect
Circle ci sta anche bene, ma gli Oceansize hanno la capacità
di spingersi oltre, di esplorare territori in cui impercettibili
groove sonori creano un panorama assolutamente onirico. Il
marasma disordinato di “A Homage To A Shame” è
qualcosa di talmente travolgente e unico, che bene riesce
ad esprimere le identità intrinseche del quintetto
di Manchester, mentre “New Pin” con le chitarre
che si attorcigliano tra loro in delicate architetture sonore,
mette ancora più in risalto un gusto per una psichedelia
che molte band bramano di avere.
“Heaven Alive” non avrebbe sfigurato in un album
come “Mer De Noms”, ma come ho già detto
è solo un punto di partenza, un biglietto da visita
e nient’altro, basta andare qualche traccia più
avanti e lasciarsi avvolgere dalle note rarefatte di “Music
For A Nurse” in cui viene a galla tutta la matrice post
rock degli Oceansize; qui un tappeto di tastiere ci conduce
in un viaggio di una bellezza fatale, secondo solo ai Sigur
Ros di “Takk…” Peccato solo che la seconda
parte del disco non risulti così profonda come la
prima, c’è maggior immediatezza in pezzi come
“Mine Host” o “You Can’t Keep A
Bad Man Down”, ma qua e là affiora qualche
idea riciclata, ed una maggior cura nell’arrangiamento
avrebbe elevato anche le tracce meno imponenti.
La chiusura affidata a “Ornament/The Last Wrongs”
è quanto di più epico e maestoso ci si possa
aspettare, 9 minuti in cui si alternano atmosfere dilatate
per poi far seguito a momenti in cui le chitarre di Mike,
Gambler e Steve Durose creano degli intrecci straordinari,
degna conclusione di un lavoro ricercato e penetrante.
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