Austin (Texas), Will Sheff e
soci ovvero gli Okkervil River a breve distanza dall’EP
“sleep and wake up songs” danno alle stampe un
nuovo full-lenght album intitolato “Black Sheep Boy”.
Diciamo che Sheff si è messo una mano sulla coscienza
e dopo averci letteralmente spaccato il cuore in mille pezzi
con “down the river of golden dreams” ha deciso
di mettere le cose al loro posto con un disco che spazia tra
Leonard Cohen, Neil Young e i Big Star.
Più che in passato gli Okkervil River riempiono
le tracce che compongono il disco di folk e country facendo
si che le composizioni si arricchiscano ulteriormente e
rendano ancor più incisivo quell’aspetto emotivo
e quel pathos che tanto avevano incantato nel precedente
lavoro, la voce di Sheff a volte malinconica a volte impetuosa
sa come e dove colpire l’ascoltatore ed è allora
che non riesci più a scrollarti di dosso la musica
di questa band.
“Black Sheep Boy” è il brano di apertura
oltre ad essere una cover di tale Tim Harding cantautore
americano scomparso a soli 39 anni, il passo successivo
è “for real” ed è in brani come
questo che ti vien voglia di mettere da parte la ragione
e lasciarti andare ad emozioni e sensazioni del momento!
perché? Semplicemente perché ha in se quel
vigore melodico che incalza senza pietà.
Questo disco è un continuo saliscendi che viene dettato
dall’intercalare delle ballate che lo compongono,
così ci troviamo davanti una “in a radio song”
che riprende quella vena cantautoriale che ricorda il pezzo
d’apertura di Hardin, ma ci imbattiamo anche in un
brano come “Black” che alza un muro sonoro notevole
che poi ritroveremo anche verso la fine del disco in “The
latest tough”. L’ispirazione che giace in Will
Sheff e soci viene fuori in brani come “So come back,
I am waiting” che parte mesta per poi incendiarsi
improvvisamente sino al suo termine ed in un episodio come
questo le parole e la musica si incastrano perfettamente.
Da tutto ciò si evince che gli Okkervil River propongono
nuovamente grande musica eseguita e pensata con il cuore
in mano, oltre a questo c’è di base un’invidiabile
capacità di creare arrangiamenti sopraffini e di
condire il tutto con una vena cantautoriale di alto livello.
Insomma ben vengano nuovi episodi a nome Okkervil River
perché dopo aver ascoltato un disco come “Black
Sheep Boy” sto già assaporando cosa potranno
riservarci con il prossimo album.
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