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OLD TIME RELIJUN
Lost Light
label: K
formato: CD
genere: rock
riferimenti: Jason Traeger, The Microphones
links: http://www.krecs.com/OldTimeRelijun/
voto: 7.5
Era circa cinque anni fa, quando per la prima volta mi sono imbattuto nella figura vulcanica di Arrington de Dyoniso. Non lo conoscevo. Il suo aspetto, la lettura di un'intervista e l'ascolto della sua musica - un insieme di rumorismo ascetico, jazz di Cro Magnon, blues necroforo - mi convincevano che il personaggio fosse uno dei più autenticamente stravaganti del panorama alternativo. Il resto non ha fatto che confermare questa impressione. "Lost Light", uscito sempre per la K e prodotto dal nostro dioniso assieme a Calvin "lo-fi" Johnson, avverte: "per una cattivissima festa danzante, festa danzante nel regno della Magia - lasciate che gli Old Time Relijun provvedano al nutrimento sonoro (pesante)". Danze ancestrali di un radicato modernismo.
Al disco fanno da contorno come sempre i disegni colorati e arcaicizzanti del leader: donne nude, serpenti, teschi da australopiteco, uomini bestia e creature antropomorfe.
Il trio degli Old Time Relijun è l'essenzialità fatta formazione: la linea spartana, ruvida e calcificata della chitarra, stonante; il (contrab)basso altrettanto ligneo e induttore di fuoco; e il tam tam è una sequenza intera del dna delle percussioni, debitore anche all'indie rock più geometrico. Free jazz neolitico, blues di Neanderthal: quello di Arrington può essere il post rock dell'età della pietra.
Controsenso? Vediamo.
De Dyoniso è infatti il moderno primitivo erede di Captain Beefheart quando tra i due sono passati Birthday Party e, perché no, Sonic Youth. L'ugola ferrosa e incatramata, rantolo pre civile e - come talvolta sembra - pre umano, e anche le partiture semiotiche sono quelle del capitano; ma Arrington è pure il figlio di un predicatore metodista che vocalizza in preda a visioni mistico-profane - manichee, talvolta (i due angeli di "The Rising Water, The Blinding Light") - e la musica del terzetto quasi un rito. Rito che può essere sì di un predicatore, ma anche di uno stregone, sempre che ci sia una grande differenza tra i due, anzi, tra i tre (il terzo è lo sciamano). Misteri eleusini, e non composti sermoni domenicali, sono questi deliqui in cui è la carne a farsi verbo, la carne a farsi musica; più che nell'elevarsi al di sopra di tutto in una trascendenza mistica, il senso dello spirito degli OTR sembra risiedere proprio nell'immanenza. L'uomo si fonde con gli elementi naturali: "Vengo dal fuoco, cammino nel fuoco", dice il primo brano di "Lost Light", "The Door I Came Through Has Been Closed (But I Keep Trying)"; che, come aforisma, può essere il suo it's only rock'n'roll (but I like it). Pelli e corde tese; non so perché il suono che la chitarra degli Old Time Relijun più mi fa venire in mente è quello del berimbau amazzonico. Non sorprende nemmeno che "Vampire Victim" sembri una specie di Jon Spencer delle caverne. "Cold Water", che verso la fine assume i panni di uno scarmigliato gospel, è incredibilmente figurativa di ciò che vi si racconta: una discesa attraverso terra, aria, acqua (può essere anche una regressione fetale). Lo è ancora di più quando si ha ancora fresca in mente, a proposito di "luce persa", la discesa sottoterra e la risalita di Uma Thurman in "Kill Bill Vol. 2" (fatevi un favore, andate a vederlo. Nella prima ora almeno non avrei cambiato una inquadratura. Perfetto).
Tornando alla musica, "Lost Light" è uno sviluppo invidiabile di quanto fatto nel tempo dagli Old Time Relijun. Anche nel frastuono deliberato dei piatti o del sassofono di Arrington, è come se il meccanismo del mondo si trovasse tutto in questo free jazz rock blues animalescamente scaravoltato. L'idea di "Music Of The Spheres" sono i cilindri di un invisibile orologio armonico: i suoni qui sfiorano l'ineffabile, qualcosa di inaudito, si mettono direttamente in contatto con le onde matematiche e l'entropia della materia. Passando per "Tigers In The Temple", in cui comincia una serie di andature ballabili, e arrivando infine al fondo si sente una "War Is Over" da far tremare i polsi e i muri. Non prendete questa musica come qualcosa di cervellotico, non pensatela troppo ostica, ascoltate la sua vibrazione rivelatrice. Si penetra immediatamente, e nel profondo, nonostante il suo mistero rimanga. Con le loro sagre della primavera, gli Old Time Relijun non fanno che portare nel loro anti(?) rock il fascino esercitato da sempre sulle avanguardie da un mondo barbaro, pre linguistico.
E poi sono pur sempre i glifi primitivi, e non font ultramoderni, a dare l'accesso alla loggia nera ("Twin Peaks" docet). Come finale non è proprio il massimo ed è derivativo, però rende l'idea. Fuoco, cammina con me.
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  aprile 2004
 
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