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ONEIDA recensione ONEIDA
ONEIDA
Secret Wars |
label: Rough Trade/Self (2004)
formato: CD (8t-40:27)
genere: Psycho garage rock
riferimenti: Brainiac, Girls Against Boys
voto: 8 |
| Dopo il terremoto causato nel
mondo del rock altro da "Each One Teach One", uscito
poco più di un anno fa, era grande l' attesa per il
nuovo lavoro degli Oneida; era difficile essere certi di cosa
la band ci avrebbe proposto tanti sono i generi che hanno
infettato con il suo morbo attraverso i cinque lp finora pubblicati.
"Secret Wars", annunciato ad inizio estate come
un ep per la Ace Fu e poi trasformato in album intero per
Jagjaguwar e Rough Trade dalla presenza della lunga "Changes
in the City", è il solito grande album del trio
di Brooklyn anche se le sonorità presenti non si differenziano
molto da quelle del disco precedente, vale a dire garage mutante,
psichedelia malata, new e no wave in un mix acido di vita
autonoma; inoltre buona parte dei nuovi pezzi era già
stata presentata dal vivo nel corso del loro tour italiano
del maggio scorso. Una semplice riproposizione di "Each
One..."? No, in "Secret Wars", pur non cambiando
la struttura dei pezzi, gli Oneida rinunciano, almeno in parte,
a lasciarsi abbandonare a derive cacofoniche donando ai brani
una forma più controllata, regalandoci gemme di pura
psichedelia in stile Settanta come la sognante "Treasure
Plane" e la sorprendente "Wild Horses", dove
le due chitarre tessono trame di inaudita, per loro, linearità
e melodia. Il ritmo ossessivo e l' innata isteria di organo
distorto caratterizzano "Capt.Bo Dignifies the Allegations
with a Response" e "$50 Tea", probabilmente
nate durante le estenuanti e trance jam del gruppo. Così
sarà stato anche per "Caesar's Column", trascinante
pezzo per qualsiasi rock party che si rispetti, dove la stumentazione,
basso-organo-batteria, è arricchita dai gong balinesi
suonati da Kayrock; oltre a essere il capolavoro dell' album,
il pezzo sarà oggetto di un 12" con remix di,
tra gli altri, Liars e Trans Am. "The Last Act, Every
Time" è ideale per un viaggio nel mondo di "Alice
Underground " di Carroll o in un "Mago di Oz"
postmoderno mentre "The Winter Shaker" è
la marcia per la resurrezione dei tanti cadaveri del rock.
Chiudono "Secret Wars" i quasi quindici minuti di
"Changes in the City"; come ipnotizzati da ogni
loro lavoro, o almeno da "Anthem of the Moon" in
poi, rendiamo atto agli Oneida di essere una delle realtà
migliori della musica odierna e confidiamo nel perpetuarsi
di questo magnifico stato di grazia che li sommerge. |
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