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THE ORB
Bicycles & Tricycles
label: Hexus / Cooking Vinyl / Nasco
formato: CD
genere: electronica
riferimenti: orbital, Sun Electric
voto: 7
Non so per voi, ma credo di converso per la maggior parte della gente e per il sottoscritto, la bicicletta ha rappresentato il primo vero oggetto dei desideri ( come dimenticare le mitiche BMX ) che ci ha regalato le prime emozioni ed i primi momenti di pericolo ed allo stesso modo, musicalmente parlando, abbiamo atteso intrepidi come se stessimo per ricevere la prima bicicletta il nuovo album degli Orb che porta il titolo dell’oggetto dei nostri desideri. Certo la “bicicletta” che oggi ci viene testè proposta da Paterson e compagni potrebbe, data la caratura dei nostri, essere una bicicletta da corsa ma purtroppo i ciclisti che la guidano mostrano dei segnali di affaticamento preoccupanti in ripresa dopo essere arrivati spompati alla vetta alcuni anni or sono e prodotto l’album più debole della loro catena ( ancora biciclette ) soprattutto se si pensa che in quell’album rifiutarono il “doping” che puntualmente veniva dato loro dai numerosi collaborato di rango dei quali erano avezzi circondarsi, per ripiegare in alcune vocalist che purtroppo non riuscivano a reggere il duro rapporto facendo finire i nostri anzitempo il fiato in salita.
Badate bene l’album non è affatto malvagio solo che, se ve ne intendete di ciclismo, quando uno si trova in difficoltà in salita poi riesce se è bravo, e gli Orb lo sono, a ricucire lo strappo in discesa cosa che Paterson e soci hanno fatto in questo lavoro cercando, idealmente, di riproporre alcuni classici schemi che in passato li avevi resi famosi e tale lavoro lo si può riconoscere dalla riscoperta di alcuni bassi cavernosi presenti in alcuni brani dell’album anche se alla fine tale soluzione alla fine stanca perchè non sorretta, per esempio, da un “basso lupesco” tipo quello dello zio buono Bill Laswell. Converrete con me, comunque, che a farla da padrone in tutto l’album è una certa quiete ambient di derivazione trance che culla l’ascoltatore e lo porta, idealmente, ad ammirare quando sono belli i paessaggi di montagna durante le tappe in salita.
Purtroppo, e questo è il problema di fondo a mio avviso, gli Orb con il passare del tempo hanno capito di essere bravi compositori e hanno iniziato a compiacersi un po’ troppo credendo che la classe da sola, senza il sacrificio, bastasse a finire le tappe, non accorgendosi che gli altri invece durante questo periodo hanno ripreso a correre e non poco, vedi il recente Tour de France 2003 fatto dai Kraftwerk, e che cullarsi sugli allori serve a ben poco, come a ben poco serve a guardare i paesaggi, anche se da loro creati, quando la tappa sale sempre più su, ed a conferma di questo autocompiacimento il brano si chiude con il canto di un gallo, allo stesso di modo come i nostri nel 1991, in sella a Little Fluffy Clouds iniziarono la loro corsa.
Peccato che a distanza di tredici anni il fiato sia corto certo il gesto atletico è ancora ben eseguito, basta che la salita non diventi troppo rigida come nel caso del precedente Cydonia, l’unico problema che i nostri credono che scalare un cavalcavia sia la stessa cosa, in termini di risultati finali, di una scalata del Mortitolo…
…Urge borraccia.
invia la tua recensione Gianluca D'Amato
  giugno 2004
 
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