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ORBITAL recensione ORBITAL recensione
Blue Album
label: Orbital Music (2004)
formato: CD
genere: electronica
riferimenti: Future Sound Of London, Aphex Twin
links: www.loopz.co.uk
voto: 10
Hey, siamo nel 2004 oppure il tempo si è fermato al 1994!?!
Se così fosse, allora, le lancette del mio orologio si sono bruciate ed io all’anagrafe risulto avere 20 anni, perché a questa età mi ha riportato l’ascolto di questo album che sin da ora vi consiglio caldamente di acquistare e di non spendere i Vs. soldi in produzioni che seppur valide e al di sopra dello standard medio (vedi ultimi lavori di Orb e Banco de Gaia) non reggono il passo con questo lavoro che degnamente risulta essere il testamento sonoro non solo dei fratelli Hartnoll (aka Orbital), ma di tutta una sana e onesta elettronica che a metà degli anni novanta la faceva da padrone non per gli investimenti pubblicitari e mediatici (a quei tempi internet era privilegio di pochissimi) che oggi accompagnano ogni nuova uscita electro dopo il successo di fenomeni, rivelatisi, da baraccone, ma per la qualità delle proposte quotidiane che mettevano in difficoltà le austere finanze di noi giovani che cercavano sempre nuovo cibo per i nostri esigenti padiglioni auricolari.
Questo album si erge a colonna sonora di quel periodo, gli Orbital, poi, sono sempre stati patiti di colonne sonore andando a riassumere quello che altri gruppi nel corso di questi anni hanno prodotto e fornito a noi ascoltatori, facendoci rinvenire alla mente in ogni singolo brano di questo Blue Room emozioni forti e ‘delicati infarti emozionali’ nel mentre le note dell’album in questione ci fanno scorrere come in un film tutto le gioie che il nostro cuore ha gelosamente conservato.
Già dalla prima traccia sono chiari i riferimenti agli Autechre di Amber ed il brano scorre leggero e fluido increspato nel suo incedere dolce e maestoso da loop assassini che ci fanno capire che stiamo ascoltando qualcosa che rimarrà per sempre dentro di noi, e come rimanere insensibili ai richiami fatti al Selected Ambient Work vol.1 del buon Richard James (aka Aphex Twin), vedi Pants e Lost, al quale dovrà essere tolto l’appellativo di Elvis Presley dell’electro dopo questo album e dato ai nostri bravi fratelli Hartnoll che nel pezzo successivo inchiodano l’ascoltatore facendo rivivere I Future Sound of London del periodo ‘Dead Cities’, anche se questi verranno citati più volte nell’album per alcune soluzioni vicine a Lifeforms. Vette Hymalaiane vengono raggiunte poi con You Lot dove l’incedere ritmico del brano ricorda alcune soluzioni prese dal loro Snivilation, per via di insolite soluzioni melodiche, ma qui finalmente rielaborate in una dimensione più matura e consona al nome dei nostri che da oggi avranno il loro meritato posto nell’Olimpo dei compositori affianco a Kraftwerk e compagnia bella.
Nell’album non mancano riferimenti anche alla techno, in senso lato, di Detroit come non manca la voce di Lisa Gerrard che presta la sua voce nella conclusiva ‘One perfect sunrise’ proiettando i nostri nell’infinità della galassia da dove erano scesi per predicare il loro verbo fatto di strutture rigorose che evocano paragoni con un certo minimalismo di natura colta. La cosa più importante di quest’album è il riuscire ed esprimere in quasi un’ora dei concetti che altri artisti hanno espresso in più album a testimonianza di un’intelligenza sonora che non può avere uguali e che non può essere ignorata poiché a causa del loro scioglimento non avremo più la possibilità di ascoltare altre produzioni a nome Orbital, voi quindi rendete questo un messaggio triste in uno gioioso acquistando e proponendo l’album…
Potrete considerarvi dei nuovi Apostoli.
invia la tua recensione Gianluca D'Amato
  luglio 2004
 
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